LA TEMPESTA PERFETTA! 🔒 ALESSANDRO NESTA passa dal BSMT!
E come affronti le cose? Tutti ce l'hanno i problemi. Chi senti?
Tu parli con qualsiasi persona, c'ha un figlio che magari è stato così così,
un genitore in mezzo a un malato e per e la vita è questa. Perciò se come affronti dei problemi,
quello che devono capire i ragazzi oggi perché se ti piangi addosso io son tornato, ho lavorato,
mi sono rimesso in discussione, sono ripartito consapevole che mi era successo qualcosa che
non mi era mai capitato prima e un segnale che era importante. Perciò bisogna affrontare questi
ragazzi, bisogna dirgli è come la differenza la fa, come affronti le cose, il problema ce l'hanno
tutti, come lo affronti la differenza, non che non ce l'hai mai, è impossibile. BSN passa dal
Basement. Bella raga, nuovo appuntamento, nuovo passa dal basement, ci siamo, bentornati. Questo
vuol dire nuova chiacchierata. Nuovo amico che passa a trovarci qui all'interno del basement.
Ovviamente sapete già di chi si tratta, perché c'è c'è il titolo. Sia che ci stiate seguendo su
YouTube, sia che lo stiate facendo su Spotify, in ogni caso, ecco, eh se ancora non l'avete fatto e
vi va, iscrivetevi a questo a questo canale, basta fare iscrivi qui sotto se ancora non l'avete fatto
e siamo sempre di più. Questa è la cosa bella. Questa, raga, io ve lo dico, è siamo quasi lì,
stiamo arrivando al milione di iscritti ed è una cosa bellissima che fa accadere cose magiche,
stessa cosa su Spotify, ci potete vedere, potete commentare anche lì, insomma, questa è una cosa
che fa sì, eh, siamo lì, siamo lì, siamo una grande famiglia e attenzione, si aggiunge una
persona perché sta succedendo dal basement è passato Alessandro Nesta. Benvenuto, benvenuto,
benvenuto. Grazie mille. Ciao, come stai? Bene, bene, bene. Eh, allora, eh io ogni volta che sento
la parola Alessandro Nestra mi vengono in mente i cori che ti tu te li ricordi tutti i cori da
da stadio che ti uno dai uno a Milano Milano uno e è stato m'ha accompagnato 10 anni e perciò mi
ricordo. Qual era quello che ti ricordi particol? Sandro Nesta. Allora avevo questo io in mente,
no? Volevo fare delle GFF, non sapevo se partire con con questo con o con altro, per l'appunto.
E intanto tutto bene? Abbiamo detto che momento della vita stai vivendo, Sandro? Mah alti e bassi
dai, diciamo che mi godo un po' la famiglia anche se ce l'ho un po' lontana. Tornata in America, con
la mia famiglia in America, però è un momento che dopo l'anno scorso che ho allenato, quest'anno son
fermo. Certo, diciamo che dai, non è facile alti e bassi. Però adesso son pronto, rientro. Beh,
io credo che proprio mh a livello emotivo sia un po' un grande, come dire, un delle grandi montagne
russe la la vostra vita. Sì, guarda, gente come noi, nel senso che la mente va su e giù facile,
facilmente e abitui a dei picchi altissimi, perciò quando scendi a volte scendi tantissimo e questo
è il problema delle persone come noi che hanno vissuto carriere, emozioni così importanti. Eh,
quello quello torna. Però in questi giorni, vabbè, stai passando da queste parti,
ma tu di base dove stai adesso? Dove dove vivi? Io vivo a Roma. Io, io poi la mia famiglia,
mia moglie e due figli sono a Miami e mia figlia grande è andata all'università a New York. Perciò
dai, anche questa cosa mi sta dando fastidio. Ma infatti io infatti quando ho detto vabbè adesso
arriverà Sandro, verrà il basement che ha comunque un'ispirazione un po' anche americana da un certo
punto di vista, poi è stato tanti anni ed è ancora gli E invece sei in una fase in cui non ti stanno
più simpatici gli Stati Uniti. No, no, perché mi lontano, diciamo che i miei figli l'anno scorso
li ho portati a Roma. Tutta la famiglia ho detto: "Ragazzi, vi porto a Roma e vi porto, non lo so".
Proviamo. Sono stati malissimo. Perciò per un anno non m'ha parlato neanche il cane, credo. E perciò
sono tornati tutti in America quest'anno. Cioè hanno vissuto male il trasferimento di romano.
Romano in Italia. L'ho portati dappertutto. Ma pensè potuto succedere questo? Ma perché non sono
romani, non so non so non apprezzano. E perché adesso quanti anni hanno i tuoi i tuoi figli? Io
ho 19, quasi 18 e poi ceho una di 12. L'americana proprio di 12 anni. Perché lei è nata è cresciuta,
è cresciuta lì. a Miami durante tutto quel periodo. Due gli altri due la Madonnina qua
romana non c'è ci siamo rimasti l'accento mio e ah ma anche mia moglie anche mia moglie di Roma che
fai di tutto per non perderlo ovviamente. Grazie devo devo tener qualcosa in piedi. Quello va
assolutamente mantenuto. E quindi di base adesso ho fatto 12 anni praticamente negli negli Stati
Uniti a Miami. Sì, 12 anni dai si sta bene. Miami è una bella città, è cambiata molto nel tempo,
adesso è diventata un po' così, dai. Las Vegas sta diventando tutti i selfie per la strada. Quando
sono arrivato io era più ruspante, era più Ah, era più [ __ ] Succedevano altre cose, diciamo.
Succedevano altre cose. E il Ma io mi sono sempre chiesto quando fate questi trasferimenti
di famiglia, no? Cioè, tu porti tu, cioè vai a Miami, ti porti tutta la tua vita lì praticamente
e poi ritorni qua. C'è la nave, parte la nave con tutta la roba. I miei figli fanno fuori la
camera scatoloni e perciò che si carica. Arriva il signore, porta sulla nave, se parte. Però no,
però Roma, casa a Roma ce l'abbiamo sempre. Certo, quella resta e quella resterà sempre. Però diciamo
che l'America mi sta allontanando. Poi mia figlia si adesso si è fidanzata con uno americano. Sì.
Quindi magari mi prende troppo via, non riesco a tenere più niente. Eh, lì diventa un po'
complicato. Poi quando i figli crescono diventa tutto un po' più tutto un po' più complicato.
Comunque tu nel nel mondo del calcio continui a a volerci restare in qualche modo, a volerlo
continuare a vivere, che è una è una scelta anche, no? Sì. No, ma è la cosa più facile per
me. Dopo che smetti tutti fanno vogliono fare g imprenditori e le cose, poi battono i denti tante
persone perché non è il nostro mondo, non abbiamo le capacità di di fare altre cose perché abbiamo
solo fatto questo nella nostra vita. M eh è stato sufficiente, nel senso che ci fa star bene, si
prende cura, il calcio, si prende cura di noi, da sempre, dalle nostre famiglie e perciò io mi sento
al sicuro intorno al calcio. Quando esco faccio qualche altra cosa, magari provi a faare qualcosa,
non mi sento a mio agio e perciò faccio poco fuori dal calcio. Ma anche perché poi per figure tipo te
è è ovvio, nel senso tu sei tra quei giocatori che diventano poi anche il un termine di paragone per
tutto il per tutti gli anni dopo, cioè se rientri in quella categoria leggende che insomma se uno
deve dire deve pensare sempre a un difensore, a un riferimento, a fare un viene fuori Sandro Nesta.
No, vabbè, io son contento, sono contento di com'è andata, di quello che ho fatto e
ringrazio Dio tutti i giorni perché è stata una figata mai vista. Fare il lavoro che ho
fatto io nella mia vita io lo auguro a tutti e non è facile perché tutti vogliono fare quello
che fai tu. Tu dici "Ma giochi a calcio?" Ma tutti vogliono giocare a calcio in questo paese tutti,
tutti. Chi senti che fai da grande calciatore? Adesso è cambiato un po' perché ci sono anche
l'influencer, ci sono altre cose. Quando eravamo piccoli noi c'era solo calciatore e perciò lì devi
sgomitare. Però lo auguro a tutti perché è una figata. Una figata. Beh, immagino, insomma, quello
che poi hai potuto vivere tu in prima persona è qualcosa, ecco, quello me lo sono sempre chiesto,
nel senso, in quel momento, cioè tu le emozioni che hai vissuto, con le vittorie della Champions,
con la Coppa del Mondo, con mille altre cose, difficilmente poi nella vita tu puoi ritrovare
quel tipo di emozione. ne troverai sicuramente tante tante altre, ma come convivi col fatto
che quella cosa lì, cioè lo stadio pieno, cioè per questo che poi molti fanno l'allenatore,
cioè si dicono piuttosto io mi mi subisco anche tutte la tutte le rotture di maroni, ma io voglio
continuare a vivere quel tipo di adrenalina. È questo il problema. Te ti dico che quando
tu raggiungi quei picchi di adrenalina, tipo San Siro, quando entravi a per la Champions League,
entravi per riscaldamento, esplodeva lo stadio, la pelle d'oca, le grandi vittorie, le grandi serate,
la condivisione coi tuoi compagni di squadra che ancora oggi siamo legati come fratelli da
per tutta la vita. È una cosa che dopo che cerchi mia moglie, ti ho detto quando ho smesso ero un
po' giù quando ho smesso di giocare organizzava a sorpresa la settimana tipo a Santo Domingo da
Miami e io io la io impazzivo perché non ce volevo andare. Arrivavo in albergo, dicevo vabbè già me
frega niente, la macchina nuova non non me la compro più perché non cioè non me ne frega niente
di niente quando raggiungi quei picchi. Infatti è pericoloso quello perché poi per raggiungerli
ancora non è facile e tanta gente, come hai detto tu, si mette a fare l'allenatore con tutte le
rottore scatole che comporta questa questo lavoro. Certo, ma rischi una una depressione anche subito
dopo la fine la gestione della fine della della propria carriera? E io parlo personalmente, tanti
ce l'hanno avuto, a tanti atleti, ma anche fuori dal calcio. Io sono stato male, io lo ammetto,
sono stato 2 anni veramente male, levando i primi 6 mesi che sono stato bene perché i dolori che
avevo, dico finalmente non mi devo prendere più volta, non devo prendere più niente perché dei
dolori a livello fisico facevo ero usurato, però dopo dopo ho detto adesso che faccio? Adesso è
tutto piatto. È tutto piatto per quello che io impazzivo. Infatti è pericoloso, però dai,
se sei ragazzo a posto, cerchi di rimetterti in gioco e qualcosa poi fai. E in questo periodo come
funziona con i tuoi m vecchi compagni o con i tuoi amici? Vi riuscite a restare in contatto? Riuscite
a vedervi o cioè se tu stai a Miami, non so, con i tuoi ex compagni di squadra o altro, come sono le
relazioni tra di voi? Ma poi c'è c'è il compagno che sente di più, quello di meno. Io con alcuni
compagni mi ci sento una volta al mese, due volte, poi ci sono quelli che quando vengo tipo a Milano,
oggi pomeriggio vado a pranzo con qualcuno. Certo. E perché perciò se vado a Dubai adesso c'è un mio
amico, c'è Andrea Pirlo che sta a Dubai, se vai ti vedi così, però non è non è facile perché poi
ognuno prende la propria strada, però quando ti rivedi, magari non ti vedi per 10 anni,
ti rivedi è come se ti sei visto il giorno prima e per noi è qualcosa di amicizie vere. Sì, sì, sì.
Quelle proprio che durano tempo grandi amici nel calcio. Io ho Andrea Pirlo che in camera come 10
anni siamo stati, cioè tutti i riti letteralmente in camera. In camera mia moglie ci sono stato un
mese di meno forse, ma tutti i ritiri con la nazionale, ma tutti i casini, tutte le cose,
perciò si crea proprio una fratellanza proprio importante. Cavolo, prima hai citato San Siro che
è stato teatro dei grandi momenti, hai visto un po' tutto quello che sta succedendo con lo stadio,
che ne pensi? Come che l'hanno venduto a poco, no? Eh, che l'ha comprato che ha comprato a farone
immobiliare? Bah, no, sicuramente abbiamo bisogno di stati nuovi perché fanno schifo. Beh, tu avendo
frequentato gli Stati Uniti lì a livello di strut avranno tanti problemi, ma a livello di strutture
sportive zero, perché non hanno burocrazia, loro domani decidono i soldi ce li hanno e un anno e
mezzo fanno lo stadio. Adesso Miami c'eravano uno che non gli piaceva Forload LoDama fa in un anno
e mezzo vicino all'aeroporto uno stadio da non so quanto un miliardo e non so quanto costa. Tira su,
tiriano su così. Noi ancora stiamo facciando le firme, le cose voglio. Sì. Eh, su San Siro
se ne parla già da tanti anni e ancora bisognerà aspettare degli anni prima che succeda qualcosa.
Pensi che sia stata una soluzione giusta o no? Giustissima. Solo il problema è la burocrazia.
Io io a Roma c'era un progetto dello stadio de Lazio della Lazio. Io facevo la primavera,
c'era il primo modellino, facevo la primavera, ancora ancora stanno a 10 al 30eso modellino,
cioè un paese in questo siamo troppo indietro perché bisogna andar fuori da dall'Italia
per capire come funziona il mondo, come deve funzionare la burocrazia ucciderà questo paese
per me sicuro. Eh sì, tante cose che potremmo fare poi non si a qualcuno passa anche la voglia poi,
nel senso che magari c'è qualcuno che dice "Ok, mi ci voglio mettere, la voglio fare,
la voglio dispare". Poi è vero, chiaro, San Siro in questo caso è un simbolo e tutto quanto,
però però bisogna andare avanti, senò rimaniamo se no andiamo a giocare al Colosseo. A Roma a Roma
Lazio giocano a Colosseo, quellaltri giocano e se non facciamo qualcosa rimaniamo. Quella
è una è una soluzione. Tra l'altro, a proposito di di tifosi nella tua carriera, bene, insomma,
hai fatto tante esperienze, sei uno, mi sembra, eh, poi magari ci sono voluti degli anni, però dei
pochi giocatori che riesce a essere amato da più tifoserie, nel senso nel caso della tifoseria, ad
appartenere a più tifosi, cioè quelli della Lazio e quelli del del Milan. Eh, sì. No, non stavo non
stavo andando, sicuramente, non ti preoccupare. Però non è facile riuscire a trovare perché è
come se quelli della Lazio comunque, nonostante tu magari a un certo punto hai dovuto cambiare,
ti riconoscano questo. Qual è il tuo rapporto con con i con i tifosi? Effettivamente, guarda,
mi sono sempre esposto poco. Io adesso faccio più interviste perché magari faccio un altro lavoro,
faccio l'allenatore, quando giocavo c'era il detto stampa, veniva dentro spogliatoio,
chi fa l'intervista, io mi nascondevo sempre, io non volevo fare interviste, perciò meno ti esponi
e meno sei odiato, perché oggi tanta gente insulta perché siamo tanto esposti i social,
no? Tu non metti le foto e perciò tu ti esponi. Sì, ma in più viene anche viene anche un po'
strumentalizzato tante volte quello che uno dice. Sì, vabbè, adesso è ancora più difficile
perché adesso ti riprendono sempre. una volta si inventavano perché arriva il giornalista vicino,
ti portava, ti metteva vicino qualcosa, magari adesso ci sono il 100 telecamere, adesso
l'informazione è diversa. Ma tu hai mai perché tu sei sempre rimasto fuori da da grandi discussioni,
cioè da grandi polemiche, non non sei sempre riuscito, che è una cosa difficile riuscire ad
avere questo tipo di di concentrazione sul calcio e non essere buttato dentro a storie. E qualcuno
ci ha mai provato? Effettivamente no perché io sai che io davo allenamento e andavo a casa.
So fidanzato a 21 anni, mia mia moglie 19 anni aveva, perciò io ho avuto sempre la stessa moglie,
stessa un noioso. Io ero ero uno noioso, stesso cane, stesso coso.
Perciò la gente la gente si appassiona poco a un personaggio come me, cioè anche i giornali,
perciò chi c'ha la fidanzata famosa, mia figlia mia moglie di Frascati è una persona normalissima,
perciò è poco curiosa la gente di di quello che faccio io e poi mi sono sempre fatto affari miei,
nel senso che quindi anche volendo qualcuno non riuscivano a buttarti dentro, no?
in cas non niente impossibile. Beh, meglio così perché poi in realtà tu sei riconosciuto
per quello che hai fatto in campo, non per cose per cose esterne. Cioè, no ma guarda che è una
questione di ruoli per me. I difensori sono quelli più affidabili nella vita, nel senso anche si
sposano presto, hanno bisogno della moglie vicino, fanno pochi casini. Centrocampista dipende se è
fantasia o no, perché qualche casino lo fa. Gli attaccanti si sposano tardi perché poi fanno la
vita e il portiere le combina le combina. Beh, non l'avevo mai pensata così. Effettivamente ci sono
stili di vita per ogni ruolo in campo che per me sia una psicologia, cioè il difensore sia in campo
che fuori è affidabile. Affidabile, porta porta la nave in porto sicuro. E non fa casino. Non fa
casino. Perciò dico a tutte prendete sempre un un difensore che guadagna meno rispetto
all'attaccante, però siete tranquilli. Però a 50 anni ancora sta lì e non abbiamo citato il
portiere. Il portiere portiere fa casino. Il portiere fa casino quelli di una volta adesso,
cioè nel senso il portiere era quello pazzo della squadra, adesso sono un pochino più
razionali i portieri. Certo, è vero. E gli attaccanti effettivamente il bomber è il bomber,
il bomber si sposano a 50 40 passan i miei bomber questi storici e si sono sposati dopo. Certo,
anche perché ognuno ovviamente in base ai ruoli che abbiamo detto sta pensando a dei
giocatori in particolare che corrispondono effettivamente alle caratteristiche. Tra
l'altro in questo periodo di grande nostalgia della nazionale di cui tu hai fatto parte,
ovviamente speriamo che adesso le cose incrociamo le dita, magari dopo ne parliamo un attimo, eh,
però ogni in questi questo periodo mi escono tanti video di quella nazionale, di quegli anni, no?
E cacchio, eravate tutti fortissimi eppure fighissimi. Ora, adesso guardare adesso. No,
non è vero. No, no, tutti fighi. Cioè la la la vè poi il diciamo il tempo ha reso, diciamo,
leggendario migliore anche quelle fascette che vi mettevate in campo negli anni 2000 che erano coni
capelli stirati anche adesso adesso sono diventate belle anche quelle, però in generale adesso cioè
mi tu Cannavaro, eh Alex, cioè c eravate tutti fighi, tutti fig Gigi, tutti fighissimi e
fortissimi, eravamo la nazionale italiana, tanta roba, tanta roba. Eravamo una nazionale, vabbè,
talento da da tutte le parti, eravamo, quella è fortuna, una fortuna, un paese alla fortuna che
tutti tanti giocatori della stessa età su per giù e hanno tutto questo talento. Ecco perché
vinci i mondiali. Ma è solo fortuna o è cambiato qualcosa? Per me tanto è fortuna perché il nostro
paese i giocatori giocano, ci saranno sempre, cioè, però ci sono delle annate come il vino,
cioè perché quell'anno il vino è venuto più buono rispetto a abbiamo fatto le stesse cose, magari il
clima, qualcosa comunque che condiziona l'annata buona o no, ci sarà, però è anche fortuna per me
perché si incrocia qualcosa, tanti giocatori forti da 76 ai 74 73 tutti insieme. M guarda
la Spagna pure la Spagna adesso. Vabbè, la Francia ce n'ha, però son cicli. Effettivamente son cicli,
son cicli. Magari torneremo fortissimi. Eh, adesso speriamo. Insomma, stai vedendo l'avventura di
ovviamente dell'Italia di di Ringhio che conosci bene. Come la vedi? Io ringhio lo vedo benissimo,
so com'è, so che fa, so cosa può dare. Sono un po' dubbioso sulla qualità della nazionale. Abbiamo
bisogno di due tre campioni che alzano livello. Per me abbiamo tanti buonissimi giocatori, mancano
quei due tre campioni come che so la Spagna, Yamal che comunque alza a livello di tutti,
anche ai giocatori normali, perché anche la Spagna c'è giocatori normali, buoni giocatori. Noi ci
manca quel campione, il campione che trascina, quello che abbiamo avuto sempre nelle nostre
le nostre squadre. Anch'io giocavo, no, ero un buon difensore, c'era Fabio, Cannavaro, tanti
altri giocatori, però alla fine Totti e Pirlo, questi erano quelli che ti alzavano livello e
Bobbo quando stava bene faceva gol, questi alzano livello. Dici a quel punto loro settano il livello
e tutti si si elevano. Sì, loro massimizzano il gruppo, no? Nel senso loro fanno diventare un
gruppo buono, grande, perché loro ti fanno gol. Cioè Bobo Vieri che veniva ogni tanto, Pippo,
Del Piero e facevano sempre gol, facevano sempre. Perciò se non c'erano loro magari finiva 0-0,
non vincevi mai, ma questi ti alzano il livello perché nelle partite importanti fanno sempre gol,
so giocatori di un altro livello e noi oggi per me facciamo fatica, non c'abbiamo questi giocatori.
M eh ma in qualche compartimento in particolare o in generale secondo te? Per me davanti noi siamo
poi abbiamo avuto la sfiga di Chiesa che si è spaccato perché prima del ginocchio andava andava
fortissimo e per me era un giocatore super. Adesso pure si sta riprendendo, però ho fatto fatica
e poi dopo e poi dopo fai fatica avere davanti quello che ti salta l'uomo. Speriamo che Speriamo.
Tu immaginavi Ringhi un giorno sulla panchina della nazionale italiana? Sì, ce lo vedevi? Sì,
sì. Ringhio Ringhio arriva dove vuole. Lui si mette in testa una roba, lui arriva. Poi non so,
non ce l'aveva in testa chiaramente questa volta perché gli è caduta un po' addosso, però però Rino
è un martello, è ambizioso e non ha lui non si pone limiti. Da giocatore. Io l'ho conosciuto
quando ero ragazzino, io lo guardavo dico questo vbè questo adesso lo mandano via che gioca con
noi e invece lui col lavoro, col sacrificio, con quell'ignoranza, sana ignoranza che ha addosso
è diventato un campione. Eino Cattuso è è un campione. Lui ha un altro che magari non è Totti,
però alzava il livello perché perché allenamento fatto male. Fatto male perché era sai quei giorni
che non ti va di fare ti capita. Mister guarda Rino Rino Rino inizia a dare due scarpate fa
arrabbiare tutto tutto l'allenamento, tutti e parte l'allenamento. Lui ha quella capacità
quella che non riesce, cioè tutti i giorni lui riesce riesce a dare al 100%. Nessuno ci riesce a
dare tutti i giorni il 100%. Rino Gattuso riesce. E questa cosa anche di dar fastidio durante gli
allenamenti, cioè che era competitivo anche negli allenamenti stessi, no? Follia, folle. Bisogna
dire adesso basta, sennò litighiamo, però no. Beh, quella cosa lì in una nazionale come questa magari
serve, cioè può dare quel tipo di approccio anche a ai giocatori. Per me sì, la nazionale ha più
bisogno di questo che degli schemi. Schemi, ma tu gli schemi quando li fai? Hai qu tre giorni
per preparare la partita, dopo vai ritorni nella tua squadra, fai altre cose e poi ritorni dopo due
mesi e che ti sei dimenticato tutto. Perciò serve più lo spirito alla nazionale che i gli schemi o
chissà cosa. Marino sa anche gli schemi adesso, non dico che però anche quella Certo. In più, una
componente in più ti dà tanto e speriamo perché adesso stavolta ci dobbiamo andare al mondiale,
sennò sennò bisogna fare un casino. Beh, sarebbe il terzo consecutivo. Cioè, ci sono dei ragazzini
che sono nati ancora, non hanno da quando sono nati ad oggi non hanno mai visto l'Italia fare
un mondiale. Io mio figlio ha 18 anni po' 17 mai visto un mondiale. Io spiego che noi avamo vinto
un mondiale a lui, diciamo po, ma non è vero. Dice, perché non ci crede, dice questi non sa come
fanno a vincere il mondiale e perciò dai, stavolta ci dobbiamo andare perché sennò sennò dovevi
succedere il casino. Chiaro. Certo. Perché ripeto, due mondiali abbiamo dato la colpa che non siamo
devi fare, due mondiali abbiamo dato la colpa sempre agli allenatori a Ventura, a Spalletti.
Io dico che la Germania, io già l'ho detto questa roba, la Germania quando noi l'abbiamo battuta in
semifinale nel 2006 a casa loro, semifinale di un mondiale, non che non si sono qualificati,
loro hanno rivoluzionato il calcio, hanno messo in discussione tutto il calcio tedesco. Noi ci
andiamo due volte, qua non succede nulla, perciò adesso, cioè bisogna andarci perché è troppo
importante per un paese come il nostro, troppo importante. E per cercare di capire anche un po'
come sono cambiate le cose, tu hai sempre sognato di fare il calciatore? Sì, sì, sì, sempre. Avevo
un piano B. Sì, ma tra l'altro, se non ho capito male, eh quando insomma eri ragazzino, bambino,
avevi iniziato, eccetera, avevi addirittura ricevuto una proposta inizialmente dalla Roma che
tuo padre rifiutò. Tassati. È vera questa cosa? S sì, sì. Noi andiamo fieri di questa cosa. Cioè,
cos'è che era successa? Eh, beh, io famiglia lazialissima. No, io abitavamo a Cina Città.
Cine città è un quartiere popolare molto romanista. Tu calcola avevamo due palazzi,
uno fronte a un altro. Questi popolari erano non so quanto lunghi, cioè non so quante famiglie di
tutte queste famiglie, questi palazzi giganti, noi eravamo in esta, cioè eravamo segnati che
eramo della Lazio per farti capire dove siamo cresciuti. Beh, è complicato però che poi lì,
no, la situazione. Sì, sì. Io io ricorderò sempre perché è un quartiere popolare dove c'è tutto,
no? C'è il poliziotto che vive lì, c'è quello che è un po' più meno, c'è di tutto. Io mi ricordo che
finale di Champions League, Livpool, Roma, Coppa Campioni, il palazzo decide di fare la coreografia
del palazzo, sai, con gli striscioni, perciò ogni balcone doveva mettere e mi ricordo che hanno
bussato a casa nostra da Inesta, però erano due tipi un po' particolari, credo. Io ero piccolo,
mio padre aperto, ha fatti entrare perché credo che quando entrare hanno dovuto mettere fuori
in balcone la però dopo hanno perso. È stato un momento di di tensione quell. Sì, sì, sì,
sì. E quindi tuo padre inizialmente comunque c'era c'era un interesse della Roma nei tuoi confronti,
ma subito quindi tuo padre ha detto non si può. Io giocavo nel Cine città 8 anni, quando 7 anni
e mezzo, perché mio fratello ci andava ci andavo pure io, e affigliata alla Roma nel mio quartiere
e loro volevano prendere, però poi dopo sul Corriere dello sport mio padre legge piccolo
i provini della Lazio in un posto e mio padre ha visto sta cosa dice allora la Roma tu non vai,
vai, andiamo a fare il provino con questa con la Lazio che fa San Basilio dovevamo andare quel
giorno mio mio padre non si ha mai avuto niente. Quel giorno viene vomito, febbre. Allora di papà,
papà, non ci andiamo? Ma un bambino, mio padre ha la forza di tirarsi su per portarmi e arriviamo
lì eravamo metti 200 bambini, prendono due due ragazzini io e un altro e da lì parto con la
Lazio. Beh, ledì siè messo a piangere perché mio padre il sogno del mio ma tutta la famiglia, dei
miei cugini. Sembrava che ero arrivato in Serie A, m'hanno preso a 7 anni che ho giocato in Champion.
Oh, ma allora è il sogno loro. Poi tu pensa quando ho giocato in Serie A, veramente, la prima
partita, no, impazziti tutti. Mio fratello andava in curva. Beh, quelle sono emozioni che, insomma,
che lo sport basta ti riesce a trasmettere in qualche modo e in particolare il modo in cui
lo viviamo noi in Italia. Sì. No, a Roma poi a Roma è un capitolo a parte, secondo me. A Roma
è follia pure. Cioè, ogni ogni regione, ogni città c'ha un suo capitolo a parte. Napoli sicuramente,
cioè, però Roma è proprio una col fatto che ci sono anche due squadre Roma è pesante. Però,
devo dire la verità, fare il calciatore a Roma, poi nell'epoca mia che ci giocavamo i primi posti
che perché un anno abbiamo vinto scudo noi, l'anno dopo l'ha vinto la Roma e perciò eravamo lì,
cioè vivere la città era complicato perché comunque non si Io sono venuto a Milano,
il giorno che sono venuto a Milano ho iniziato a vivere la la Milano, mi sono vivere il dopo
allenamento, uscire. Io a Roma non uscivo mai, mai, perché ti fermavi, ti iniziavano a guardare,
tu capisci subito quello che ti rompe le scatole a Roma. Mh. Ti inizia a guardare e tu sai che lui
non ha la forza di non dirti niente. Cioè, lui fa una battaglia interna per almeno 2 secondi,
dice "Adesso dai, te lo lascio in pace" e poi lo vedi che deve venire a dirti qualcosa. Poi ogni
tanto dice qualcosa. Grande Ale. M'è capitato pure che uno te faccia a faccia vola litigare per Mavo.
Sì, sì, sì. capitato senza senso, ma senza senso. Beh, comunque nella Lazio non solo sei arrivato a
giocare, ma hai segnato alcuni dei capitoli più importanti della squadra vincendo trofei
anche per la prima volta, insomma, è stato, insomma, quello è ancora di più che giocare,
cioè non basta a volte arrivare e giocare, poi devientare un simbolo come nel tuo caso. Guarda,
dipende cosa hai dentro e poi è la percezione che hai tu delle cose. Io credo che quando io ero in
primavera, no, dico un giorno voglio voglio fare una partita in Serie A, cioè chissà com'è, chissà
se sual altezza, arrivi in Serie A, fai la prima partita, poi fai la seconda e dici "Io qua ci sto,
sai? Allora, adesso provo a fare un passo avanti. Adesso eh, poi dopo c'è la nazionale, come tutte
le cose, ti metti sempre un obiettivo. Quando ti rendi conto che tu sei che l'obiettivo lo puoi
raggiungere perché hai le qualità per raggiungerlo lì che tu fai sempre e poi devi avere un'ambizione
dentro forte. Io sono arrivato in prima squadra, ho iniziato ad arrivare i soldi perché Cragnotti
iniziava a mettere soldi, squadra era forte, ho detto qua possiamo vincere. iniziato con la Coppa
Italia, poi scudetto, poi abbiamo vinto coppe coppe di qua, coppe di là, però l'ambizione,
quella è la figata, che tu devi capire, appena ti misuri con qualcuno, io qua ci sto, ma ma forse so
pure meglio di questo e vai avanti, sempre avanti, sempre avanti. Oggi per me il grande problema che
ha la generazione di oggi che è questa che arriva lì sto bene, ci sto, basta, invece no, vai avanti,
vai avanti. Perché se ce l'ho fatta io che io venivo, io facevo la mezzala, io giocavo mezzala
in primavera, divento un centrale che comunque per tanti anni ho giocato in nazionale, cioè se uno
vuole e ha l'ambizione può f tante cose di più, invece oggi si accontentano. Per me la generazione
di oggi gli manca quello rispetto a noi. Quella fame anche di arrivare a un risultato diverso,
più grande. Certo, perché raggiungere un risultato sacrificio. È sacrificio. Non io non ho mai visto
uno sportivo, io ho giocato Paolo Maldini, un animale. Dio gli ha dato delle qualità fisiche,
mentali, tecniche, di tutto. Un robot, un robot. Eh, però ma visto che non si è allenato, si è
allenato, è sempre forte e non m' allenavo perché io venivo da giù, guardato, oh diventa forte, cioè
e quello è perciò il sacrificio per raggiungere grandi obiettivi ci vuole sacrificio. Punto. Non
c'è altre strade, non c'è che stai sul divano, fai i massaggi tutto il giorno e poi vai in campo e
giochi bene. Forse uno, guarda, Ronaldinho era così, però quello perché il talento è un'altra
roba. però anche lui poi non è che è riuscito a avere a massimizzare la sua carriera, nel senso
che poi a un certo punto si è si è fermato, poi arriva il conto, eh certo punto perché il corpo
deve rispetto del corpo, se vuoi durare devi dare una manutenzione giornaliera e poi vabbè devi
rispettare alcune regole dello sportivo che per me sono importanti. Quando hai capito che saresti
stato un difensore, cioè quando uno capisce che il suo soprattutto tu che sei diventato uno dei
più forti di sempre in quel ruolo lì, quando hai capito che sarebbe stata la tua strada?
Guarda, io m'ha convinto l'allenatore perché non ci credevo neanch'io. Io arrivo in Serie
A e gioco mezzala e o terzino destro e poi arriva Zeman, questo signore che m'ha sfondato, però m'ha
m'ha cambiato la vita e una partita mi mette a fare il centrale, ma io non c'ho mai giocato,
non sa proprio cosa fare. Non non me l'ha spiegato nessuno. Dice tu se giochi centrale e titolare
staltranno c'è Nesta. Io c'avo 17 anni, 18 anni e dico ma che sta di questo è impazzito? Ma io non
ci gioco lì, ma come faccio a giocare? Non sono mai giocato, cioè faccio fatica a fare la mezzala,
penso se mi metto a fare un ruolo e m'ha convinto in poco perché non avevi, cioè non è convincere,
stai lì o stai lì, cioè non è che dovi forse mister un po' più qua. No, no, no, tu giochi lì,
punto. Son partito e poi dopo c' ho iniziato c'ho creduto quando ho iniziato a vedere che
che andavo bene. La prima partita dico vabbè dai, c'ho avuto un po' di fortuna, mi boh, la seconda,
la terza. Poi ho preso coraggio, ho detto, "Guarda, questa è roba mia" e e poi mi sono messo
là e sono andato sempre su e da lì in poi è nata la leggenda, perché poi è successo di tutto, sei
diventato anche capitano poi della della Lazio, cioè anche quello è stato. Come l'ha vissuto la
tua famiglia quando sei diventato capesti stato capitano? Guarda, ma anche io pure lì, no, c'avevo
20 anni, cio in squadra c'avevo gente 35, c'avevo Beppe Signori che stava andando, però c'avo Diego
Fusier, c'avevo giocatori il mister venuto da Erikson, è venuto da me, ha detto "Tu Startano
fai capitano". Detto mister, ma sei sicuro? Guarda anche degli altri magari no, ma tu sei di Roma,
tu sei di qua, tu rappresenti quello che però non ero pronto, non ero, dico la verità perché per me
fare il capitano devi avere tante cose e perciò in quel momento non ero pronto. Magari 5-6 anni
dopo sarei stato più pronto, però la famiglia la famiglia tutta la festa, tutta la festa, tutta una
festa. ogni cosa, talmente tifosi, talmente in una città che ti fa sentire Superman e perciò anche la
famiglia percepisce un po' di questa roba e perciò loro erano felicissimi. Eriksson che purtroppo
negli ultimi anni insomma è venuto è venuto a mancare e voi avevate mantenuto dei rapporti,
erano è una persona che sentivi? Guarda, non lo sentivo tanto, però ho avuto l'occasione 5 mesi e
mesi prima che morisse, che c'è stato un Reggiana, io allenavo a Reggiana, Sampdoria Reggiana,
lui era venuto per il centenario della Sampdoria e pensa nella partita contro di noi e perciò l'ho
visto lì l'ultimo l'ultima volta che l'ho visto era ma era tanto non lo vedevo e sono andato son
andato dietro ho detto prometto di non piangere di non commuovermi appena ho girato ho detto
due parole, mi sono messo a piangere e il mister m'ha guardato come per consolarmi. Ha detto "Ma
guarda che non ti piace io so tranquillissimo." Ha detto stai tranquillo, guarda con me non c non
c'è. Allora mi sono ripreso un attimo perché poi c'era la TV svedese ci riprendeva così,
però una serenità aveva e perciò persona speciale per me. Beh, con lui ha vissuto dei momenti
indimenticabili di vittoria, no? Cioè lo scudetto, il primo scudetto era con lui. Con lui Sì,
sì. Noi vinciamo lo scudetto l'anno prima già. Po cas l'avamo buttato noi. Abbiamo buttato uno
scudetto folle, un gruppo di grande talento la mia Lazio, però ancora non pronta mentalmente
a gestire. Cos'era? Subito dietro il Milan. Eravate arrivati quell'anno? Sì. Il Milan vince
a Perugia. Noi perdiamo una partita, pareggiamo una partita a Firenze e ci superano la terzultima
o la penultima, ma non eravamo pronti mentalmente, però l'anno dopo vinciamo noi, poi abamo vinto la
Coppa Italia e vabbè, io quello scudetto me lo ricordo benissimo perché io in realtà tifando
la squadra che invece quell'anno lo perse fu un'ultima giornata clamorosa. Come che ricordi
hai di quel di quel di quel momento e di quelle partite e quante informazioni mentre voi giocate
sentite sugli che arrivano dagli altri campi? Guarda, quella è stata una roba stranissima,
veramente strana lo scudetto così, anche perché Roma-Perugia sono 130 km. A Roma c'era il sole,
a Perugia c'era l'acqua alta 2 mio e no, io pensa che ero squalificato, vado allo stadio a vedere
la partita e loro la fermano, perciò la partita Juve Perugia Juve finisce dopo. Io tanto dico la
Juve vince a Perugia dopo che prendo me ne vado a casa. Tanto me ne vado a casa e mentre vado ah
fa gol calori, gol di Calori 1-0 per Perugia, io faccio la retro e ritorno allo stadio perché ho
detto qua sta per succedere qualcosa. Non succede ma sta lì, cioè e infatti arrivo allo stadio,
tutta la gente in campo dopo già noi abbiamo già finito di giocare, abamo vinto con la regina e poi
è successo quello che è successo dai come un film. Io credo che l'anno prima meritavamo ancora di più
lo scudetto, l'avevamo buttato. Quell'anno è stato il Signore ce l'ha mandata. Ma sì, a volte ci sono
delle cose karmiche che succedono. Ne avevamo parlato anche con con con Gianluca Zambrotta di
di cose che poi erano successe a lui, invece dopo questa delusione e quant'altro invece positive
alla fine c'è un equilibrio forse tra sempre. A me è sempre capitato. Pensa a me è sempre capitato.
Noi noi perdiamo la finale di Intercontinentale col Boca Junior e ai rigori buttiamo la partita,
poi rincontriamo Boca Junior dopo e vinciamo con loro. Il Liverpool 3-0 e chi ci ricapita e
poi e poi quando ti ricapita e tu sei sicuro che Io ero sicuro che de vincere la seconda
volta abbiam vinto, cioè poi abbiamo giocato pure male peggio della dell'altra del 3-3,
poi perso rigori con Liverpool la seconda partita abbiamo giocato peggio, ma ero sicuro di vincere,
no? Certo, perché io ci credo un po' ste robe, no? Effettivamente poi sembra sempre tutto scritto dal
dal destino col col senno col senno di poi, insomma, dopo tutti questi anni all Lazio,
diciamo, atomici e che in qualche modo hanno segnato poi la tua la tua grandezza,
fai quando leggevo in questi giorni e mi guardavo un po' di cose, quando leggevo della tua della
della cessione che c'è stata al al Milan, ho sempre letto tipo la Lazio fu costretta, fu cioè
perché era stato è stato un qualcosa di sofferto Anche no, è stato Io non ci volevo andar via
dalla Lazio. Io l'anno l'anno prima che m'hanno venduto al Milan, il Real Madrid m'ha chiamato,
m'aveva avvicinato un giocatore del Real per farmi andare. Ha detto "Ma tu devi sta qui
Real Madrid?" E io ho detto "Vai giocava a Lazio gioco." Addirittura i giocatori si espongono nel
match. Sì, c'era un ex. No, ma perché abamo fatto un amichevole, dopo sono venuti dietro al pullma,
volevano portarmi fare. Io ho detto gioco la Lazio. Questo guardavo se deficiente questo, però
io la la vivevo così l'anno dopo stato costretto perché non prendiamo lo stipendio da 8 mesi, ma
non solo i giocatori, tutti magazzinieri, tutti. Perciò noi poi i soldi pagazini, cioè noi e c'era
un casino nello spogliatoio che tu non hai idea e sapevo che dovevo andar via a fine anno perché già
me l'avevano comunicato e in più dai avevo capito che non c'era più, cioè senò falivamo, c'era un
problema. Perciò all'ultimo giorno di mercato la Lazio cerca di monetizzare il più possibile
col Milan e io però sapevo che dovevo andar via che cioè che mi dov cedere. Beh, sei andato a al
Milan e tra l'altro con delle cifre anche molto importanti per quel periodo. Per quel periodo. Tu
lo senti questa pressione quando una squadra ti che va in una squadra importante e ti acquista e
c'è una cifra grossa in ballo, il giocatore sente quel tipo di pressione. Ah, qualcuno sì. A me non
me frega niente, tanto ho visto quei soldi ho visti. Esatto. Andava la società. Perciò no,
mi interessa. A me c'erano altre altre possibilità in quel in quello scambio. Pensa, allora un po'
di mesi prima dalla Juve, ma io non ci volevo andare alla Juve, ti dico la verità. Poi dopo
è saltata la Juve, poi devo andare all'Inter. Dopo il 5 maggio l'Inter è sparita per me,
non lo so se hanno fatto, però magari hanno fatto altre scelte, però nel 5 maggio quando l'Inter
perde io ero di là. E e non lo so. E sei saltata. Poi l'ultimo giorno di mercato capita al Milan,
anche perché è proprio quell'estate lì 200. Sì, tutto tutto attaccato e io il Milan non volevo
andare perché per me l'Inter era la squadra che poi avrebbe vinto l'anno dopo perché ero sicuro
che e invece invece pure lì vedi l' twist pure lì miè andata bene perché vado il primo vado al Milan
che l'anno prima aveva fatto Europa League mi ricordo eh vinciamo la Champions League il primo
anno. Sì. Eh perciò e me va sempre bene quando anche quando mi va male poi dopo mi va bene.
Ma si vede che le cose devono succedere suere. Sì, ci credo, ci credo. Com'è stato l'arrivo al Milan?
Lì cambia anche città, cioè tu passi da Roma a Milano sostanzialmente due modi, due due modi
completamente diversi anche di No, no, un'altra roba. Dai, io mi ricordo solo il primo giorno
che arrivo a San Siro che c'era un amichevole che poi me presentavano prima della partita
dell'amichevole a San Siro e c'è il capo tifoso del Milan che mi apre sportello. Ben arrivato a
Milano. A a Roma c'erano a Roma quando c'erano le contestazioni dove mi mette il casco quello quello
da da battaglia. Cioè anche lì sono rimasto un po' così. Ho detto questo è capo tifoso così educato,
cioè è così bravo. Poi dopo magari non lo so che faceva perché poi dopo diciamo poi il resto non
lo sapeva. Poi diciamo anni dopo sono successe altre cose, però in quel momento lì no la persona
supera e io venivo da da gente importante, cioè gente perciò già il primo approccio e poi dopo
dopo la città io non volevo stare i primi 6 mesi ho fatto schifo perché io non volevo stare qua.
Io mi mancava tutto, mi mancava. Ma perché noi romani abbiamo questo difetto, noi siamo chiusi un
po' mentalmente finché non usciamo fuori da Roma, da raccordo annulare, come ci dicono, noi vediamo
solo che Roma è Roma, sai, Colosseo, perché noi poi dopo quando esci poi hai avuto la fortuna, poi
vado a via a Miami, vado a giocare in India, però fino a quel momento eri rimasto sempre. Perciò
eh vado a Milano, per me Milano è schifo, schifo. Invece sono stato 10 anni, 10 anni più belli della
mia vita, io penso. Sono stato andavo in giro in bicicletta qui a Milano, giocavo, facevo partita
Champions League e il giorno dopo in bicicletta per corso Magenta, per corso Vercelli lì e perciò
per me dicoo qui ci devo sta 20 anni, 20 anni, 30 anni perché troppo bello è stato, cioè follia.
Beh, comunque eri molto atteso, i tifosi non vedevo, cioè tu già 23 anni eri uno dei difensori
più forti del mondo, non era scontata questa cosa, quindi c'era e e sei finito in una in una in una
squadra dove c'erano già dei campioni, no, in quel in quegli anni e com'è stato l'arrivo con i tuoi
compagni nuovi? Ma vabbè, qualcuno lo conoscevo che giocavano in nazionale, il Madda, Andrea,
Pirlo, Rino, cioè erano però l'impatto è stato proprio l'allenamento. L'allenamento andavano
più forte perché noi a Roma facevo allenamento, ma non era così forte. Quando sono arrivato lì
la mia difficoltà è stata proprio adeguarmi a quel ritmo che m'ha dato, che mi hanno dato i compagni,
neanche non l'allenatore, cioè c'era Paolo che riscaldamento, sai, quello del cavolo,
andava a 200 e quello andava a 200 e io sempre dietro, sempre dietro. Alla fine ho capito che
se volevo star lì dovevo andarmi come loro. La grande difficoltà che ho avuto è quella,
adeguarmi all'allenamento che mettevano giù tutti i giorni, la serietà, la competizione
che mettevano ogni giorno a Milanello i miei compagni, perché folli. Ma il fatto che ci fosse
Paolo Maldini in questa squadra era stato uno stimolo per te all'inizio? Sì. No, vabbè, stato
un grandissimo stimolo per Vabbè, io ho sempre avuto io ho tanti compagni di squadra, poi famosi,
meno famosi, come ti pare, l'unico che mi mette in suggezione. Io già gliel'ho detto, ma come io
con Maldini ho fatto faccio facevo le vacanze insieme a Miami, abbiamo comprato casa nello
stesso palazzo, perciò noi state tutte l'estate stavamo insieme, lui sopra, io sotto sempre,
perciò ci conosciamo molto bene. Nonostante questo, quando ci parlo è l'unica persona al
mondo che mi dà un po' di capito quella roba là che dice "Sì, ma lui lo sa, lo sa. Ho avuto pure
il figlio l'anno scorso a Monza che ha allenato il figlio, perciò siamo rimasti molto lui lo sa, però
è bella come è difficile, ma è bella come cosa." Cioè, vuol dire che da cosa è dovuta questa cosa?
Dalla stima che hai nei tuoi confronti. a rispetto alla stima, noi siamo cresciuti con dei valori,
adesso ti mando a cagare i ragazzini, ma noi siamo cresciuti con dei valori, con delle cose quando
riconosci che una persona, uno che è più grande, secondo che è di quel livello là, tu lo sai,
perciò ti dà quella, ti mette un po' in suggezione e perciò è così. Ma voi occupandovi, diciamo,
dello stesso reparto, hai mai avuto c'è mai stata una rivalità interna? No, no, no. Ognuno sapeva
che uno ognuno aveva bisogno dell'altro. Ognuno aveva bisogno dell'altro perché dopo che è andato
via che Paolo ha smesso, io sono rimasto lì, no, un po' vecchiotto, è arrivato Thiago Silva,
ma io meno male che è arrivato Thiago Silva che m'ha fatto ho rubato altri 3 anni di contratto
perché senza Thiago io non riuscivo a fa a correre a fare. Lui metteva a posto le pecche che i miei
35-36 anni tiravano fuori palla sopra. Io facevo 3 ore per girarmi e Thiago già ha pulito, ha rimesso
e già si ripartiva. Perciò io ho aiutato Paolo, Paolo ha aiutato Baresi e è quella è è quello è
la Ognuno aiuta il vecchio, però impara dal vecchio e poi lo trasmette a quell'altro. È
questo che è successo al Milan quando quando c'ero io, Baresi, poi Malda, poi ho fatto stato io,
poi c'è stato Thiago e poi dopo ogni tanto si interrompono le cose finisce qui. È finita lì. No,
scherzo, ci sono stati anche altri volatori, però poi ci arriveremo perché ti volevo chiedere
un po', però però questa roba, capito? questo trasmettere, lasciar qualcosa. Io metto oggi,
ma ti lascio lì un'esperienza. Io Thiago quando adesso lo incontro, intanto sono andato a Londra
pure quando era al Chelsea, ne parliamo, dice cio ragione, mi rompevi sempre e adesso lui lo fa con
gli altri e perché è così e questo è questo è No, questo è il segreto delle delle grandi squadre
soprattutto, no? Di questa anche mentalità, no? Cioè hai in riscontrato una mente oggi si parla
tanto di mentalità, di mindset, chi vuole fare il guru, però la senti quella cosa lì? Ma certo.
Però sai chi te la dà? la società, se tu hai una società così seria, seria nel senso che ha delle
idee chiare, che ha delle è rigida in alcune cose e poi ti dà tutto. Io il mio Milac di Berlusconi,
Gallani, io sono arrivato qua a Milano, adesso i prezzi sono saliti, ma quando sei arrivato ti
facevano scegliere la casa, qualsiasi casa e ti pagano casa, cioè l'affitto di casa,
ma noi già guadagniamo tanti soldi, ma perché mi ti paga l'affitto? Ma posso pagare da solo? No,
loro ti pagavano il coso, la l'elettricità, tutto, poi arrivava quello dei mobili, ti facevano scere
tutti i mobili. Ma io, cioè, già mi paghi tanto e mi pagavano i mobili, poi mi davano la macchina e
perciò e perciò e loro dicevano così, tu non devi zero zero pensieri, zero pensieri. Tu devi solo
pensare che qui devi vincere, perciò tutte le tue energie devi li devi mettere per allenarti e per
vincere le partite, tutto il resto ci siamo noi. E infatti è quello e però se sbagliavi al Milan,
ragazzi, ti asfaltavano, non è che dici "vabbè, dai, dai, non fa niente, ti uccidevano." Quali
sono le cosa cosa vuol dire questa cosa? Quali erano le ripercussioni, diciamo,
quando le cose non andavano bene a quei tempi? No, se pareggiavi in casa, ti faccio un esempio,
con l'Empoli non ti parlavi neanche i giardinieri a Miranello, ti guardavano male così, sai perché?
Favano il premio pure i giardinieri, perché a fine anno Eh, sì. E press metteva il premio se
se vinceva la Coppa Italia stipendio doppio per tutti, per tutti. qualsiasi ruolo tu avessi nella
società. Giardiniere, camerieri, perciò quando a 200 quando non vincevi ti iniziav a fa' eh ma che
voglio sentivi giustamente la pressione anche di del parcheggio del parcheggiatore rompevano tutti,
perciò tu sapevi rompe sc però e in più noi quando vincevamo facevamo le buste passava a Milanello
c'era l'addetto alle buste dava i soldi a tutta a tutti a camerieri cucina bom. Cos'erano queste
buste? Erano delle cose che facevate voi. Sì, noi che so vincevamo la coppa Champions League, la
società gli dava doppio stipendio, ma noi facevamo le buste, noi giocatori. Sì, perché noi bello noi,
ma noi sempre fatto, c'era il Malda che diceva quanto si ognuno doveva tirar fuori, si eravamo
fuori i soldi, c'erano tutte le buste e grazie di tutto bom andavamo in cucina, certe sassate gli
arrivavano. Perciò perché noi prendevamo il premio e noi lo dividevamo perché per noi non era non
era tanto, ma dare tot anche perché la squadra è tutta è tutta. squadra è anche quello che ti fa da
mangiare, giustamente cuoco. Certo, noi arrivavamo magari da Londra alle 4:00 di notte a Milanello e
dovevamo mangiare perché poi dovevamo recuperare e c'era camerier che sorrideva. Ma tu dimmi un
camerere che 4 notte lo svegli per farti fare la cena ti mandano a cagare tutti. A Milanello no,
a Milanello tutti andavano perché tutti avevano poi un riscontro anche economic
anche economico. Ok. Vabbè, comunque l'anno che arrivi al al Milan, giustamente, dicevamo prima,
è l'anno quello poi della finale di Manchester del 2000 del 2003 che anche in questo caso io ricordo
molto bene perché il giorno dopo non potevo andare a scuola perché mi han preso per il culo tutti
per ovviamente giustamente, ma giustamente giustamente ho pianto tanto quella sera,
ho pianto tanto però questno di poi ora riguardo che le immagini piango per la nostalgia perché io
non mi rendevo conto da ragazzino, io andavo alle superiori, cioè e c'erano due squadre italiane in
finale di Champions Eh sì, cioè solo anni dopo mi sono reso conto di che cosa volesse dire dal punto
di vista sportivo italiano quella cosa lì. Come come l'avete vissuta voi quella quella finale? Ma
io ti dico non bene. Io preferivo giocare contro qualsiasi altra squadra, non contro un'italiana,
perché se perdi contro il Real Madrid che te frega? Cioè te frega per Ma con la Juve,
con l'Inter, con quella cosa resta? quella resta scritta lì, perciò non mi non mi piaceva, però
è stata la mia prima finale di Champions League. Non dormivo una un'ansia, solo io ho dormivo con
Andrea col Pirlo, un po' di serenità, ma ho visto pure Andrea un po' capito? Un po' nervoso. Ho
detto "Ah, ho detto Andrea è nervoso o precipita un meteorite sulla terra e moriamo tutti, che so
che quasi è meglio qua." Eh, sì, sì, sì. E perciò no, è stata tosta prima della partita è stata
tostissima, poi dopo c'era queste due squadre favolose, forti, diverse. Noi forse un po' più
di talento, loro più squadra più tosta. La Juve era tostissima a giocarci contro l'altre scatole
mai vista e poi sapeva vincere. Due squadre che sapevano vincere perché la Juve sapeva vincere,
il Milan sapeva vincere e infatti è finita i rigori poi rigore che tu hai segnato. Cosa vuole
dire andare a tirare un rigore? Ok, quelli magari con la nazionale che però devi tirare un calcio di
rigore durante questa finale Milan- Juve di Champions League. Guarda, io m'ero promesso, se
mi fosse capitato la vita calcistica, qualcosa di eclatante, cioè di importante, c ce sarei andato,
cioè tipo un rigore, perché non ti saresti tirato indietro? Io non ho mai tirato un rigore in vita
mia, mai. Ho tirato uno in under 21 e basta. E poi dopo alzo la mano è una fine Champions League
perché io ho fatto un percorso aumentare. Io ecco dico spiego anche i giocatori miei quando alleno,
quando faccio che tutti noi, anche io ho fatto una gran carriera, abbiamo avuto grandi problemi,
no? Eh, la partita fatta male, il periodo che t'hanno criticato. Io faccio un derby a Roma
e primo tempo 5-1 per la Roma. Io faccio la partita peggiore della mia vita perché non ho
retto mentalmente, son e poi il primo tempo esco, ho fatto un casino, la società mi voleva vendere
il giorno prima m'ha detto che devo andar via, ho fatto un casino, però dentro io ero deluso
da me stesso perché non avevo tenuto botte in una partita così importante. Roma- Lazio 5-1,
io esco al primo tempo, Montella mi fa tre gol e lì l'ho ho detto io devo devo, cioè per superare
sta roba devo tirar fuori da da una serata da un evento speciale qualcosa per superare,
cioè devo dimostrare a me stesso, no? Dagli altri agli altri non me ne frega niente che io so di un
altro livello che io devo capire come tener botta anche quando ho la pressione alta. Allora arriva
arriva sta occasione. Allora mister chi allora Pippo si era tolto i scarpini, tanto dicono
sempre Pippo vabbè era mezzo stirato diciamo e non voleva battere e tante non si trovavano
quelli per battere. Io mi gir dico mister tiro io e il mister ha finito a non vedermi all'inizio.
Dice allora e andiamo avanti. Finisce il giro non trova nessuno. Ale giro stato sempre io
mister tiro i allora dice ma te la senti Ale? Non la sento. Sì. Te lo dicevo, non ti preoccupare,
vado, vado e io faccio il mio e poi mi creo la mia strategia mentale. Ho detto qua tre se quello
Setorf, ma se sbaglio io ma chi se ne frega, cioè se sbag ha sbagliato Setor, ha sbagliato Tres, ha
sbagliato quell'altro, se sbaglia un difensore non me ne frega niente. Perciò sono arrivato sereno,
ti dico sereno sul dischetto poi ho visto quello portiere scarso lì e mi son messo un po' paura.
Era un po' un gigi aggressivo, no? Poi stava stava in forma clamoroso, gli facevi mai gol.
Ho tirato un carciofo, gli ho tirato e lui dice che si è mossa perché l'ho presa male,
ma mica perché ho pensato di tirarla che si doveva muovere. Si è mossa perché ho c'ho i piedi da
difensore, però ho fatto gol, però è andata e perciò è stato mentalmente ho fatto uno scatto.
Cioè quella cosa lì, il fatto di buttarti anche nel fare una cosa che di cui non eri sicuro ti ha
aiutato a crescere di di livello. Sì, ho superato anche la quella incertezza che miero creato che
m'aveva dato quella partita con la Roma. Tu ancora non l'avevi superata quasi da quel momento? No,
no, io da io da quella partita tiro fuori che super, cioè non perché poi ho giocato,
ho fatto anche buone partite, dopo sono andato al Milan, però devo provare a me stesso che io devo
tenere botta. Io lì ho mi sono reso conto che non ho tenuto botta mentalmente in quella partita. Ho
detto adesso vado oltre, vado fuori dai miei tiro rigore a finale Champions League. Se ci
pensavo qualche anno più che sto scemo, ma che son pazzo? Ma anche perché che mi cioè chi te lo
fa fare? Certo, sbagli tanto non è il lavoro tuo, che ti frega, sbagli, rimani che hai sbagliato. Ma
lì perché quindi è il mister Ancelotti che viene e chiede chi se la sente di tirare i rigori. No,
prima due tre, ce ne sono due tre fissi, cando da contratto. Ceva già quinto Ceva già si sapeva che
sarebbe stato l'ultimo. Clarence vuole sempre batterli, però sbagliava sempre. Noi diciamo al
mister da sotto, però non ci potevamo far vedere da Clarence che gli diciamo di no, però sempre ha
sbagliato sempre e poi dopo ci sono due tre che di solo era attaccante, Pippo era mezzo stirato
quell'altro così e poi devi devi andare a cercare perché poi c'è il sesto, il settimo, se vai avanti
vè poi da lì insomma ne sono successe ne sono successe mille altre. Io immagino già che ci sono
dei tifosi milanisti che ci stanno ascoltando con le lacrime agli occhi a ripensare probabilmente a
a quegli anni che per una generazione, insomma, sono ancora oggi dei momenti indimenticabili e
però quel quel Milan lì con la Champions c'aveva una certa una certa affinità, anche se poi
succede, l'abbiamo citata prima, il Liverpool la la prima volta, diciamo, il primo Liverpool. Mamma
mia, quella è deve essere eh beh, deve essere stata una tranvata paramo, guarda. Io vabbè non
ho fatto tranvate grosse nel calcio, ho prese due io de finali perse male che m'hanno condizionato
veramente il sonno per mesi questa con Liverpool e quella con la Francia Italia-Fancia quell m'hanno
ucciso. Che tu la mattina ti svegli, apri gli occhi e primo pensiero vai lì e dici "Dai,
non è vero, è un sogno." Poi dici "No, non è vero, è vero." Cioè perché non è possibile fare una roba
del genere? Ma anche come è avvenuta la siamo 3-0 loro anche Benitez fa dei cambi per non prendere
il quarto, il quinto per me perché sì la tendenza era quella in era quella loro in Balia noi
veramente una partita così mai fatta e e c'è solo un giocatore per me che tiene su la baracca che è
Steve Gerard che era ovunque era cercava di tirar su la baracca. Poi rientriamo al secondo tempo,
qualcuno dice che avevamo festeggiato. Non è vero. È girata tanto quella voce lì, cioè quella No,
si sentivano i festeggiamenti negli sp. giuro, senò lo direi, non me ne frega niente. Passava
talmente tanto tempo, io invece, cioè, all fine del primo tempo ancora qualcuno che discuteva oh,
lì devi usci te sul terzino, no, no, no, ma cioè c'era nervosismo, però non nessuno ha festeggiato.
E poi io ripeto sempre c'è c'è il caso che da qualche parte loro ci fanno tre gol, ok, fatti,
non fa, ma dopo la gente scorda la parata di Dudec sulla riga su usceva, cioè quella non è,
cioè non hai la forza te per tirar via dalla porta una palla così da così vicino. Perciò io credo
un po' nella destino, doveva andare così. E lì è l'inerzia perché a un certo punto quando arrivano
a fare il 3-3 arrivi ai rigori, comunque arrivi a quel momento con un'altra mentalità rispetto alla
vostra, probabilmente. Cioè quella cosa lì un po' ti ammazza. Sì, sì, ti ammazza, sei rammaricato,
sei sconfortato perché 3-0 hai vinto, cioè non non ci sono altre cose, però io credo nel nel fato,
nel nel destino, a volte ti succedono cose che non succederanno mai più nella vita perché perché non
lo so. Ma quella quella partita lì ha minato anche un po' lo spogliatoio vostro? Avete mai litigato,
discusso su quella? Noi abbiamo litigato coi tifosi. Sì. Quando siamo tornati all'aeroporto
litigato, due persone hanno hanno parlato, Paolo è andato e noi siamo andati con Paolo,
magari dietro con le moglie, cioè mia moglie incinta, ma non niente di che, non niente di
grosso, però sono volate parole un po' importanti e io credo che comunque l'ultima del Madda sia
frutto anche di quella giornata, dell'ultima partita l'hanno qualcuno hanno detto qualcosa,
che ancora insomma io la io la leggo così adesso passa andare Ente tanto tempo e io la leggo perché
sennò Maldini non puoi fischiare l'ultima partita. Beh, quella fu una cosa molto brutta per me. È
figlia di quel giorno là, per me di quella dopo partita dove tutti non eravamo lucidi. Noi noi i
tifosi non erano lucidi, noi non eravamo lucidi. Per per sfortuna ci siamo incontrati in aeroporto
tutti insieme. Sì. E è successo un po' di parole che sono andate fuori un po' fuori controllo,
però non eravamo lucidi per affrontare una discussione 10-12 ore dopo una finale del
gen. Quella notte lì come la passi? La notte in cui sveglio sveglio sveglio. Sai chi piangeva?
Chi voleva smettere? Rin la smettere di giocare, cioè addir addirittura sti pensieri diciamo Rino,
diciamo da le cagate che dice Rino, invece lui era andato poi dopo, cioè voleva veramente smettere
andar via macello è successo c'era una delusione folle, il mister l'ha distrutto pure perché noi
tutti pensiamo ai giocatori anche l'allenatore per noi era un punto di riferimento importantissimo
al mister poi abbiamo la forza comunque perché eramo un gruppo troppo forte noi, un gruppo di
gente deva tecnica proprio di uomini forti. E ci siamo richiusi, ci siamo ritirati su e obiettivo
e abbiamo ripreso perché e poi l'obiettivo era di nuovo contro di loro, cioè quante possibilità ci
sarebbero state? Destino, ti ho detto destino, poche e invece è successo. Eh, ma anche quando
son entrati anche loro sapevano che eh beh, certo. A quel punto oggi poi hanno parlato
hanno parlato come dici, no? dopo la partita festeggiavano e mo ti facciamo vedere noi se
fe vi a festeggiare. Perciò il destino poi anche perché gli sta bene a loro. Adesso mi sentiranno,
me ne frega niente perché se tu fai il fenomeno quando vinci non lo devi fare il fenomeno perché
poi il conto ti arriva infatti li ribecchiamo e hai perso. È mo perché lì avevano un po' esagerato
festeggiamenti. Ma no, il calcio ragazzi è più semplice delle cavolate che si dicono. Perciò
perciò quando si vince bisogna saper vincere, quando si perde si però cavolate. È giusto così.
Giusto così. E alla fine il destino e lì siete arrivati agguerriti. Quella partita lì non c'era
come dicevi tu prima che hai detto io sapevo che quella partita l'avremmo vinta. Sì, dal pullman.
Dal pullman abbiam vinto. Sì. Poi poi c'è sempre il campo, però te sai che ti senti quando ti senti
te lo senti. Io ero sicuro perché poamo perché hanno fatto troppo i fenomeni, qualcuno aveva
parlato troppo e dopo perde e lì a quel punto e tornando alla finale, quella invece di Manchester,
scusami mi sono dimenticato, lì ci siamo arrivati col anche battendo l'Inter che è stato un altro
passaggio importantissimo di quella un derby in semifinale di Champions. Tu hai vissuto
sia i derby romani che questi derby milanesi? Ovviamente, essendo tu romano, insomma, c'è stato
un come li hai vissuti tutti e due? Che differenza c'è tra tra vivere i due derby? Bah, sicuramente è
meglio quello di Milano, è più tranquillo. Quello di Roma evidente una pressione, non dormi più.
Ma poi poi per noi di Roma io ti giuro mai stato così male. Ho fatto ho detto le finali Europa dei
campionati europei Champions League. La tensione che mi metteva al derby nessuna partita me l'ha
più messa de di quello di Roma, mentre quello di Milano è una figata perché due squadre forti,
cioè noi abbiamo fatto una semifinale di Champions League, quella è incredibile.
A Roma 10 morti se si si uccidono. Eh noi invece comunque è finita la partita e due squadre forti,
una va in finale, una esce, però finisce lì. Ma quanto questo tifo così caloroso, diciamo,
eh, fa bene alla squadra o al calciatore? Cioè, quanto pensano quanto il tifoso pensa di aiutare
la squadra, ma in realtà gli sta andando contro. una grande domanda hai fatto e una grande lettura
perché questa domanda c'è, no? Questo dubbio dubbio grande pure per me perché tanto amore,
tanto eh quando vinci tanta gioia ma quando perdi tanta tanti problemi ti portano perché perché te
ti viene addosso una sensazione di negatività, a volte di sconforto, a volte perdi il derby ti
vista in casa per un po' a cena e perciò tanto dai e tanto leva. Poi le dosi de tra levare e mettere,
chi lo sa. Certo, però così è, nel senso, in alcune città il calcio si vive così, in generale
in Italia il calcio si vive in modo molto, come dire, con tanto affetto. Ecco, con tanto con
tanto affetto. E sei stato un pochino sollevato quando eh hai saputo quando Nedv fece il fallo,
hai saputo che non avrebbe giocato la finale, era un pericolo in quel momento per voi che
eravate in difesa. Ma sì, sì, sì, sì. Io, guarda, io credo nelle, adesso faccio anche l'allenatore,
io credo credo tanto negli allenatori, no, che sono bravi, quello meno bravo,
ma io credo tanto nei giocatori che ti fanno te la mettono all'incrocio. Perciò Pavel Nedved che non
fa la finale, che io c' avevo giocato la Lazio, per me è una gran cosa, perché Pavel Net te la
mette all'incrocio se gli capita lì. Perciò sono stato contentissimo. Beh, contentissimo. Come è
giusto che sia, nel senso ma che scriv Ma anche se Del Piero stavo a casa ero con più contento,
stavo più dormivo meglio. Ci mancherebbe. I calciatori sono al centro di questo sport.
Adesso si parla Guardiola contro Mourinho. Sì, sì, c'è quello. Ma io io al centro dello sport
c'è sempre il calciatore, sempre. Hai citato l'importanza della società negli anni in queri
al Milan? Eh, la presenza di di Berlusconi, devo dire, tralasciando tutti gli aspetti politici,
mica politici, però discorso Berlusconi presidente del Milan, tutti i giocatori ne hanno sempre
parlato in un certo modo. Come l'hai vissuta tu? Lui che rapporto avevi con lui? Vabbè, super.
un un presidente che non esiste non esiste, cioè non ce n'è non ce n'è roba così. Uno che ha mille
cose da fare, si ricorda di nome dei genitori, tuoi genitori, si ricorda come si chiama tua
moglie, magari sono so un mese che non vive a casa perché ha girato il mondo per affari i politici,
aveva una cura delle persone, no? Si preoccupava di tutti, cercava sempre di risolvere il problema
di tutti, cercava di portare la sua energia con la sua presenza. Quando lui arrivava a Milanello,
atterrava con l'elicottero, vbè, dopo un attimo di vento di così atterrava, si accendeva Milanello
perché aveva questa capacità, questo personalità spiccata rispetto agli altri e poi poi dopo sapeva
lui voleva vincere vinceva. Lui dice budget non ci sono budget. Foglio vincere la Coppa Campioni,
lui vince la Coppa Campioni. Come col Monza, eh? Io l'anno scorso sono stato al Monza, lui al Monza
va portare Monza in Serie A. Monza, non lo so, 8000 9.000 persone, 10.000 La la domenica fai
non può spendere, cioè cosa produce il Monza non è tantissimo. Lui ha fatto una roba che tu devi
andare a Monzello per capire come quello che ha fatto. L'unica cosa è che tutto quello che
è di Berlusconi fuori lui, morto lui, perché lui crea cose che dipendono troppo da lui perché sono
talmente costose, cioè il Monza che spende 60-70 milioni all'anno, cioè e produce c'ha 10.000,
non so 11.000 tifosi e chiaramente una volta che non c'è più lui crolla giù tutto. Non trovi un
altro che ci tiene allo stesso? Come te lo sei spiegato tutto il progetto del Monza? Come mai
lui ha voluto fare questa cosa in questo momento della sua vita? Ma lui per me si metteva delle
sfide perché poi l'ha convinto Gagliani. Gagliani di Monza proprio e e presidente abitava ad Arcore
che lì ha attaccato. Perciò sono due persone di là che vabbè il Milan è andato perché era
diventato un po' troppo costoso quello che è. Si sono messi in testa. Adesso prendiamo il Monza che
era disperato, andiamo in Serie A. La gente dice "Vabbè, ma stai scherzando?" E loro ci riescono
perché c'è il pressa, ragazzi, se si mette in testa non c'erano cifre, non c'era niente,
prendeva. Sì che non non basta solo avere i soldi, bisogna anche sapere come gestire le persone, come
gestire. Beh, quello sicuramente in un momento storico, tra l'altro quello che stiamo vivendo,
sicuramente sì. T'ha mai dato consigli tecnici? Perché lui si dice che mettesse bocca ovviamente
anche sulla parte tecnica. Lui lui aveva questo schema calcio piazzato che ci diceva sempre calcio
piazzato. Eh, cinque giocatori fuori area, quattro dentro l'area, uno che batte più il portiere,
i quelli dentro l'area uscivano fuori dall'area, quelli fuori entravano dentro.
Calcio di rigore per noi. Lui diceva che c' davano calcio di E noi capiamo perché calcio di rigore e
lui diceva che era calcio di rigore, perciò lui aveva ste robe che ti dava raccontare oppure
quando calciavi il corpo ti diceva se tu stai alto la palla va alta. Ma quando te lo diceva veniva
negli spogliatoi o quando eravate a Milanello? A Milanello. Sì, sì. A Milanello. Oppure Vabbè,
ma lui quando ci raccontava le cose Ma lui tipo dopo la dopo quella sconfitta invece a Liverpool,
cioè contro il Liverpool e vi ha detto qualcosa? No, no. mai detto nulla. Lui ci ha sempre fatto i
complimenti. Noi siamo il Milan. Noi noi dobbiamo oltre che vincere dobbiamo far bel calcio,
comportarci bene. Lui l'ha vissuta benissimo, ma anche le vittorie le ha vissute bene. Beh,
tipo dopo la seconda gol Liverpool che vinciamo la D'Aene, lui era lì, ma non è che ha fatto chissà
che, sia nella sconfitta, sia nella vittoria, lui rimaneva sempre molto lucido, no? difficilmente
più dal mister è andato magari qualche volta m fuori per cavoli loro, non davanti a noi,
ma con i calciatori non ci ha mai fatto sentire il peso della sconfitta. Quanto è contato il tuo,
cioè l'aver giocato per Ancelotti, anche il tuo decidere poi a un certo punto di fare
l'allenatore, cioè lui è una tua ispirazione o che rapporto hai avuto con lui? Guarda,
io vorrei essere come lui anche da allenatore, cioè la serenità del mister e che oggi io faccio
l'enatore non ce l'ho, però forse perché lui vince sempre. Io l'anno scorso ho perso sempre, è più
facile, chiaramente, però No, ma il mister è un fenomeno, ragazzi. Il mister, vabbè, come dicevo,
ogni tanto il press gli andava lì a lui e diceva qualcosa, no? Magari a volte non erano d'accordo,
ma se ti mette pressione Berlusconi non è come se ti mette pressione un altro, cioè oppure dovevamo
vincere sempre, c'era qualche partita fatta male, lui aveva questa capacità di assorbire tutto,
tutte le rotture di scatole che esistono al mondo e la squadra zero, squadra zero problemi avevamo,
cioè se li pigliava lui tutto lui e lui era sereno la sigaretta poi insomma smesso l' smesso fuori
dopo qualcosa sopracciglio alzato, sopracciglio, grappino, sigaretta e grappino. E quando a
Milanema, ma ti parlo di anni fa e serenità. Poi sicuramente c'ha avuto le sue pressioni,
le suoi le sue rotture di scatole che dentro gli davano fastidio, però questa serenità io gliela
invidio. E l'avresti mai detto che poi sarebbe diventato probabilmente allenatore più vincente
italiano di sempre. Ma quando la primo anno che l'ho beccato io veniva da anni alla Juve che era
stato contestato e non era visto come un vincente, no? E perciò da quella Champions League dopo che
vinta con la Juve, da lì è volato e e lui ha questa capacità di di gestire i grandi giocatori
che è unica unica. Lui sa perfettamente dopo una sconfitta come si sente il grande giocatore e cosa
gli deve dire. Sa perfettamente dopo una vittoria se uno magari può faare un po' il fenomeno cosa
gli deve dire. Gestione dei campioni per me è super mister numero uno. E quali sono quelli
che hanno più impressionato te lungo la strada di campioni? Ho avuto tanti Ognuno ha modo suo. Cioè
per dire Pirlo, per me è un campione mai visto. Guarda, adesso l'altro giorno ho visto la partita
del Milan, ho rivisto dopo anni uno tipo Pirlo in campo che è Modric, ma da Pirlo a Modric, cioè non
ho visto tante robe del genere. E dopo Modric, chissà perché sono giocatori talmente speciali.
Modric lo vedi peserà da non so quanto pesanno, 60 kg. Eh, ragazzi, follia, calcio tutto esterno,
vabbè, follia, però i campioni ne ho avuti tanti per dire Pirlo, il personaggio Pirlo è mondo a
parte, lo vedi questa fascia sempre serio, un talento fuori fuori dal comune, vede giocate che
nessuno vede, però la vita è molto divertente, cioè e e in tutti questi c'è una una cosa che
accomuna tutti questi campioni, l'umiltà che hanno queste persone. A me mi capita di andare magari
a parlare coi giocatori di Serie C che fanno più fenomeni di di Maldini o di Pirlo. E tu dici "Ma
scusa, ma sc ma chi sei? Loro forse perché hanno bisogno, no, di far vedere rispetto a un grande
campione che gli viene riconosciuto a prescindere, però la grande cosa che accomuna questa gente,
l'umiltà che hanno nel quotidiano, con le persone, con tutti. E invece tra gli avversari quali sono
di prova a dirmi, non so, tra i giocatori che più ti dava fastidio marcare, nel senso che
più ti hanno creato problemi che erano bravi o che erano scorretti, no? che erano bravi. Ah,
vabbè, poi vediamo anche gli scorretti perché sono interessanti. No, bravi. Vabbè, fenomeno,
lo dico sempre, eh, Ronaldo è il fenomeno. Infatti ti ho sentito sempre spendere. Però
l'altra cosa impressionante del fenomeno è che tutti i giocatori di un certo livello
come te quando gli si fa questa domanda e hanno giocato anche contro altri, eh, dicono sempre
loro sempre. Perché? Perché io ho detto detto un sacco di volte, io ho giocato con tutti, anche con
Messi e Ronaldo e Cristiano, ho giocato contro, ho beccati ero vecchio, però quello lì a me m'ha
beccato una finale Coppa UEFA. Eh, Inter Lazio a Parigi m'ha dato una spolverata che te la ricordi
tu esci dal campo dici "Gu sorriso così sereno". Dice oggi tanto ho fatto il massimo di così. Più
di così troppo forte. In che cosa era devastante? Imprevedibilità e ma anche qualità fisiche.
Cioè lui magari è fermo, no? Tu dici adesso prima che mi dà una fiammata che parte a 200,
allora avrà bisogno di 1 2 qu passi, almeno cinque passi e poi prende magari l'accelerazione lui da 0
a 100 in un secondo, fum, tu ti giri il partito. È è qualcosa che non senti dagli altri perché tu
tu li senti i giocatori quando giochi contro, no? Vai addosso da una spallata, senti adesso è tosto,
magari oppure no, eh prima palla in profondità gli misuri la gamba, senti quanto è veloce o no.
Questo ragazzi dopo un po' dici "Oh, questo c'ha c'ha motore troppo" e poi questa tecnica,
sto sorriso, tu lo picchi e lui ti guarda e ride e tu guardi e dopo ti metti a rideere anche tu
perché ha voglia che tanto paura non gli fai. Però giocatore speciale, peccato che è durato
poco per infortuni, però super. Eh, tra l'altro quello che succede in campo, secondo me, tra
difensori e attaccanti merita poi dei capitoli a parte, nel senso che soprattutto ai tempi che non
c'erano tutte queste telecamere che ci sono oggi, credo che lì succedesse di tutto. Cioè, io sapevo
poi non so se è vero sulle leggende, ma di di mosse incredibili tra difensori e attaccanti. C'è
qualcosa che che succedeva che si può raccontare che ormai è andato in printre. No, ma io, guarda,
poi ci sono giocatori, ognuno ha il proprio stile. Io sono stato sempre un corretto. Io ho dato un
calcio una volta a uno, mi sono fatto incrociato io a ai mondiali per dire ero molto delicato,
co fenomeno ho mai fatto, però c'erano gente veramente cattiva per soprattutto quelli un
filo prima di me. E cosa facevano di cattivo? di tutto i pugni danno i pugni, pizzichi ti danno,
cioè pizzichi, tu sei lì che ti stai tenendo e ti dà il pizzicotto proprio. Poi ci sono quelli
ancora avanti, a volte con le creme ti toccano in faccia, magari sugli occhi, magari con l'olio
canforato, con ste robe. C'erano anni fa c'erano, cioè le bestie c'erano e per c'erano tutte ste
robe che e andavano orgogliosi, andavano fieri. Oggi c sai che ho fatto oggi? Non è che dice ho
fatto un bell'anticipo, ho preso che ne so la cosa lì, la pomada quella che poi brucia lì canfora e
ho messa lì per vedere come faceva e perciò era una è un mestiere era. Quindi poi mosse scorrette,
pugni, cì poi c'è il sottopassaggio. Ah sì, anche c'è il sottopassaggio prima lì, no? C'erano gente
prima una volta promettevano, eh, però a me, anche la mia generazione sottopassaggio,
soprattutto dopo le partite, è successo un po' di robe, però in due, tre partite, però dai, adesso
adesso ti guardano tutto. Adesso non riesci in teoria credo. Non so che tecniche siano evolute,
sì, lì adesso ormai ce n'è ce n'è col, insomma, ci sono dei dei video tuoi di impressionanti
a livello, cioè diciamo il difensore non ha gli highlights dei gol, ma anche se tu ne hai fatti
anche importanti. Sì, però gli highlight dei difensori a volte sono, come per me ti dicevo,
sono un appassionato di di basket, di NBA la stoppata è un gesto secondo me difensivo, ma che
vale quanto una una schiacciata bella, no? E tu ci sono dei tu, ce n'è uno su Messi clamoroso tuo di
di Takel Perfetto in area. Ce n'è qualcuno che tu ricordi con con piacere che ogni tanto ti riguardi
anche. Ma che mi no che mi ricordo? Mio figlio riguardo perché mio figlio non m'ha visto mai
e è patito di calcio. Mai visto mio figlio, solo che non m'ha mai visto dal vivo e perciò guarda su
YouTube, sulle cose cerca. Gu vabbè, ma io trovo noi difensori facciamo una vita bruttissima. Cioè
tu pensa pure quando sono diventato vecchio, ho 38 anni, no? Tu dici "No, io voglio ancora
giocare a 38 anni". Ma non decidi tu perché se tu hai un attaccante che ti parte, vai in profondità,
tu gli devi and da dietro, perciò decide lui quanto quanto corri, mentre l'attaccante fa,
"Cioè, se sono stanco, ok, non scatto, rimango fermo, il difensore rimane fermo con me,
ma mentre il difensore ogni volta che parte devi andargli dietro". Perciò noi abbiamo fatto sempre
una vita un po' dai tosa fa difensore, perciò noi il piacere lo troviamo dove lo facciamo e sempre
prendi un gol sei un cretino e nel in questi interventi intervento che salvi il gol per noi
per me la figata mia era quella. Qual è il più bello tuo secondo te dal tuo punto di vista? Io
con la Corugna, con la Corugna palla sopra sulla riga sono andato rovesciato, l'ho tirata via da
lì e poi un'altra Madrid col Real Madrid ho fatta poi quella di Messi perché perché era Messi. Beh,
era Messi, però era anche un bel cioè la combo delle cose insieme. Esatto. Io c'avevo 37 anni,
ero un vecchio lì e poi pensavo a Bate che io poi ho insultato Abate Ignazio che era vicino a
me che non l'aveva preso. No, perché mi devi dare una mano perché mi puoi lasciare uno con uno 38
anni con Messi lì a quel poio stadio lì. Allora prima ho fatto quel poi mi sono avvelenato con
Gnazzi certi fiammate davamo. No, vabbè, c'è stato qualche riconoscimento da parte dei tuoi avversari
che ti ha fatto particolarmente piacere nel corso degli anni? Sì. No, ma anche adesso quando parlano
ogni tanto sento parlare di quando giocavo, anche perché ho detto tante punte parlano bene di me,
perché sono stato sempre corretto, non ho mai picchiato, non sono stato mai un giocatore che
picchiava ristoso. Quello che ho fatto lo facevo col mio modo di fare, ma non non ce l'avevo di
picchiare. E perciò a me fa piacere quando che ne so sento Luca Toni che parla bene di me,
quando che so Bobbo parla bene, Francesco Totti parla bene. Perciò oltre che amici magari Ma
tu potevi essere amico di Totti quando sono st quando giocavi alla Lazio? No, no, questo è no.
È quello è il limite, ho detto di Roma. Adesso, adesso, adesso intanto avete recuperato. No,
adesso lui è ancora in giro, lo sento poco, però mi è capitato con De Rossi di uscire adesso a Roma
un po' di tempo. Siamo usciti, non ci ha cagato nessuno. Ah, si può fa' adesso dopo un po' di
anni. Siamo vecchietti, non ci riconoscono. Però insomma, questo è bello perché poi tanti
non lo immagino, ma sono veramente tante volte segh mentali dei tifosi perché poi tra di voi
in campo questo non vuol dire che se perché sei professionisti vuol dire che se fuori siete amici
in campo non ci sia rivalità. No, ma infatti, ma io pure, guarda, io ero il capitano della Lazio,
perciò la gente della Lazio se si aspettava da me, magari a volte che io facessi un po' il derby
litig con Toto, fa capito Ma io non a me frega niente, cioè io non son così e perciò io anzi
io quando vedo Francesco e quando lo vedevo pure all'epoca che giocavamo perché fa ridere tu qua
ti fa fa cioè ridi fino a domani e un ragazzo è stato sempre onesto, sempre perfetto come conosco
i genitori quando son piccolo, perciò che do Contotti perché Perché la gente vuole che è così,
ma io ho troppo ho detto c'ho dignità da vendere, non mi vendo per fare dare una spinta a Totti. Io
una volta gliel'ho data perché m'aveva tirato e allora gliel'ho data, ma non perché la gente lo
vuole. Perciò io a Totti voglio bene. Grande Totti, grande. Quando perché poi c'è passato
anche anni di nazionale importantissimi, no? Perché effettivamente è stata una finale è stato
un momento difficile, immagino, perché poi così così era il Golden gol praticamente di Treseg.
No, ma prima Wiltord ci segna all'ultimo secondo. L'ultima palla buttata lunga, mezza spizzata,
quello la palla sfila un diagonale, ci fa gol e poi dopo Tre che ci fa gol. Sì, anche lì l'inerzia
probabilmente di quello che stava succedendo. Ah, follia. Però poi anche lì la vita in qualche modo
ci ci riporta anche con la nazionale capitolo mondiali del 2006 che so essere comunque un
capitolo un po' perché tu con gli infortuni c'hai avuto, cioè nonostante una carriera bellissima hai
vinto delle robe clamorose e insomma e quello lo sappiamo, però nonostante gli infortuni, nel senso
che anche quello è una una brutta tega. Io mi sono fatto male tanto. Io mi sono operato 10 volte,
aperto, capito? addormentato, aperto e chiuso perché io dico tutto che nasce da dal 98 quando
mi spacco il ginocchio. Dal 98 faccio crociato con laterale, menisco ginocchio destro, sfondo
e da lì mi porto dopo gli altri perché prima di lì e creo dei dei problemi al mio corpo, cioè da
da lì non potevo più fare 60 partite, 58 partite e perciò ogni volta che andavo a fare i mondiali
arrivavo arrivavo a fine stagione, ho fatto 50 coppe, coppette e tutto quanto, 53 andavo a fare
il mondiale e mi spaccavo perché il mio corpo non poteva più fare, non reggeva più, no? per perché
viene tutto dall'infortunio che ha avuto nel 98 questo ginocchio. Quindi lì è stato un sempre
portarsi dietro questa qual è stato il periodo più lungo di di pausa per l'infortunio? Guarda,
il più il più lungo è stato all'erni al disco che ho avuto. Io mi so bloccato d'estate, avevo
mio figlio in braccio e l'ho tirato su, mi son bloccato, ho sono rientrato all'ultima giornata
di campionato a Firenze e è stato bruttissimo. Eh, ma è stata dura. era gli infortunio anche
i mondiali l'ho l'ho li ho sofferti l'ho sofferti io ho vinto abbiamo vinto 2006 mi sono sentito un
po' il poi ho fatto due partite e mezzo. Comunque gente che ha fatto magari un minuto se lo sente
alla fine l'ho l'ho iniziato a sentire pure io il mondiale e però ho fatto fatica perché quando son
tornato in Italia vado torno al Milan, inizia la stagione, già ero giù mi mi esce una spalla,
mi spacco una spalla, sto fermo 3 mesi e lì sono andato in crisi mentale forte forte.
Mister, quando io con Mister Ancelotti avevo un gran rapporto quando mi facevo male bene per bene,
come l'altra volta lì andavo a Miami a curarmi, c'avevo dottori super bravissimi e poi stavo lì,
staccavo e sono andato a Miami, ma avevo sommato 2000 il mondiale che per infortunio m'ero fermato
e e la spalla che miero fatto male con lo Schalk, mi ricordo l'ho sommati, sono andato fuori di
testa. Io viene un mio amico a trovarmi a Miami. Andiamo in un locale a Miami, discoteca. Esco io
mio amico, sai, Miami figo tutto, fa una camicia bianca. Io entro, arrivo in mezzo alla discoteca,
mi viene una crisa di crisi di panico, mi è mai venuto niente. In 2 secondi mi bagno tutta la
camicia. Io mi giro per cercare un buco per vedere l'uscita. Vedo che c'è l'uscita, imbocco l'uscita,
mi mi guardo addosso, ero ero la camicia che la la strizzavi e dico che mi è successo, sai?
Non ti senti Superman, ti senti nazionale, avevamo vinto i mondiali, eh. E invece il cervello aveva
dato qualche segnale che che non stava andando, che non stava andando. E allora mi sono fermato
un secondo, prima sono a casa, cioè la sera la seratona della discoteca era un minuto e mezzo,
l'amico mio era avvilito, non gliene frega niente che stavo male, ma lui veniva da Roma per fare la
serata e va bene. Poi dopo sono tornato in Italia e ho parlato un po' ho parlato un po'
con mia moglie, con tutte le persone che potevo e ero ha avuto un attimo di sbandamento, però
dopo sono tornato. Perché uno non immagina che queste cose possono succedere anche a voi. Io lo
racconto sempre perché io dico l'anno scorso sono retrocesso col Monza, sta un anno terribile tutto
quanto, però gli spiegavo ai miei giocatori, no? Quello che io voglio trasmettere che io ho avuto
mille problemi in vita mia, io c'ho avuto altre cose anche da piccolo la famiglia avuto un sacco
di casini, però è come affronti le cose tutti ce l'hanno i problemi. Chi senti? Io tu parli
con qualsiasi persona, c'ha un figlio che magari è stato così così, un genitore in mezzo a un malato
e per e la vita è questa. Perciò se come affronti dei problemi, quello che devono capire i ragazzi
oggi perché se ti piangi addosso, io son tornato, ho lavorato, mi sono rimesso in discussione, sono
ripartito consapevole che mi era successo qualcosa che non mi era mai capitato prima e un segnale che
era importante. Perciò bisogna affrontare questi ragazzi, bisogna dirgli è come la differenza la
fa, come affronti le cose, il problema ce l'hanno tutti, come lo affronti la differenza, non che non
ce l'hai mai, è impossibile quellì a qualsiasi livello, qualsiasi cosa tu faccia nella vita,
quella cosa c'è per forza. Ma lì il perché dici all'inizio tu non non lo sentivi tanto
il mondiale per il fatto che perché tu ti sei infortunato, cosa? La seconda partita, terza alla
terza partita, no? E quando ti sei infortunato lì cosa hai pensato? Ancora ho detto un'altra volta,
no, lì sono stato ho detto poi avevo sentito la fiammata che era la tuttore che è forte,
perciò dico questo. Adesso ho finito il mondiale, ho finito il mondiale. Poi infatti
io in semifinale contro la Germania io provo, ma io sai che facevo? Stavo due giorni, mi passava un
po' di dolore e solo perché non sentivo più quel dolore e poi il giorno al terzo giorno iniziavo a
girare in controcampo perché non volevo perdere la condizione, però era miero aperto e perciò prima
della Germania io riprovo, dico "Mister, provo, provo mister, mister voleva farmi giocare". Anche
perché quell è, cioè, in quel momento tu vedi solo quello, cioè vedi solo voglio fare voglio fare
qual Ma poi avevo la percezione, io sentivo che noi potamo vincere il mondiale. Ti dico come siamo
partiti. Ho detto guarda io sensazioni io ce l'ho le sensazioni. Dico, guarda, noi siamo squadra
arrivata al punto giusto perché era arrivato un gruppo forte e ormai era arrivato maturato di
cervello per vincere. Eravamo diventati giocatori che avevamo fatto partite in Champions. Gli anni
prima ancora non avevamo quell'esperienza. un allenatore forte come Marcello Lippi che aveva
una mentalità super. Perciò io sapevo che noi non non ti dico che vincevamo, però sapevo che
eramo là. Succede, ecco perché voleva giocare a tutti i costi e io riprovo in rifinitura,
mi rifaccio male, mi riapro ancora e ok, ho detto basta da lasciamo stare. Ma io non me la sentivo
mia perché nella mia vita quando ho vinto le cose ero protagonista, non sono stato mai in gregario,
cioè non ho mai accettato essere la comparsa e magari un po' di ego, un po' di narcisismo,
non lo so quello che è. Ecco perché poi finisce il mondiale, mi dicevo "Ah, grande vittoria".
Io anche a volte rispondevo e dopo il mondiale non mi son mai fatto vedere in giro. C'è gente
ha fatto i caroselli chi ha portato la coppa del mondo a casa nel paesotto. Io non ho mai fatto
niente perché non me la sentivo. Io non volevo non quasi ingiustamente però perché in realtà fino a
lì c'eravamo arrivati anche grazie a te, cioè magari cioè tutto il percorso che tu hai detto,
quella nazionale lì, anche le sconfitte precedenti o le vittorie precedenti, tu eri protagonista,
no? Sì. E però in quel momento non ci non ci pensi, no? Non ci pensi. Ma poi tu pensa che le
partite del mondiale sono tre e 4 5 se partite. Io ho fatto tre partite, cioè ho fatto la metà,
cioè gente ha fatto 20 minuti per per dire io avrei ma è proprio una questione mentale di
mentalità. Io dopo col tempo me la so sentita di piùàità, allora ho iniziato a vederla in
modo diverso, ma lì per lì ero velenato, ero ero proprio non lo accettavo. Beh, però credo
che faccia parte dei grandi calciatori questo tipo di mentalità, no? Senò speriamo. Speriamo,
no? Poi da grandi calciatori diventare anche grandi allenatori bisogna fare un altro percorso.
Tu quando hai deciso che saresti voluto diventare anche perché tu, scusami, a fine carriera tu eh in
realtà fai anche un po' di esperienze all'estero prima di di di smettere completamente. Sei andato
sia a Montreal che in India anche nello stesso anno in cui anche Alex Del Piero era inò chi vi
ci ha portato al campionato? Questa bella domanda perché deve essere stato molto curioso. Vabbè,
Ale era su era nella capitali. Eh sì, dai. Io ero sa dove ero io. Io ero a Cennari al confine
con lo Sil Lanca. Mi sonoato e io sono stato in India. Ov che sono andato sai che mi ci ha portato
quelli quell'infame lì. Ah, che Vulaz, no? Sono andato. Allora, Marco Maderazzi faceva allenatore
e giocatore. Sì. e m'ha chiamato e vieni Ale, dai. Io siccome ero andato in down dopo che ho
smesso e era già avevo smesso da un anno e mezzo e mia moglie mi dice "Vai, vai, vai, ma dai,
ma ma posso andare in India? No, devi andare, cioè mia moglie non ce la faceva più a tenermi
a casa". Allora sono andato lì, ho detto "Vabbè, andiamo a vedere". Cioè, ho firmato e andiamo a
giocare sono andato con appena siamo atterrati ci guardiamo, ho detto "Ma che abbiam combinato?"
Però quell'anno l'India ci credeva tantissimo, nel senso sul calcio. Beà di loro.
No, ragazzi, oh, è complicato, eh. È stata No, è stata divertente, è stata un'esperienza di vita,
mai vista. Cioè, noi vivevamo in questo hotel, bellissimo, ma fuori non potevi uscire perché
appena uscivi loro dicevano "Date i soldi, ma cioè fuori c'è vedi robe, bambini ovunque,
orfani, molto sporco ovunque e perciò sai non siamo mai usciti." Poi la cosa [ __ ] il primo
giorno andiamo a fare allenamento col pullman. Pullman prima di salire sul pullman ci davano sai,
quelle raccette che fanno che con l'elettricità. Sì. Va dentro il pullman era pieno, era Ah, cioè
ce l'avevate sul pullman e perciò noi sul pullman eravamo per uccidere riscaldamento. Esatto.
Poi dopo c'è la strada e andamo da faro. Dico arriviamo e il pulma prende e va per la campagna
e non c'era la strada e perciò capito tipo safari siamo usciti per andare a campo e io ho detto
Marco Materazzi Marco, ma dove stamo andare? No, non ti preoccupare, non ti preoccupare. Vabbè,
dai, siamo andati a faare questo in questo posto in mezzo, non c'è neanche la strada per
arrivare e poi invece siamo andati allo stadio per giocare la partita e c'era c'era gente di tutto di
più perché poi il calcio lì è molto seguito, ma poi in quegli anni lì i calciatori italiani era
come veramente portare, cioè voi eravate e siete tutt'ora, cioè quando andate all'estero degli dei,
non so come dire. No, no, no, no. In alcune nazioni. Sì, sì. Beh, sì, ci sono delle nazioni
dove tu ti sei sentito particolarmente sono andato in Corea 10 giorni fa. Gioc pariti tutti. Oh,
son folli. È partito un coro in coerano, un Sandro Nesta. Esatto. Ero talmente stanco
che non l'ho capito se l'hanno fatto e poi 20 minuti mi sono stirato. No. Sì, sì, sì,
sì. Vabbè, adesso ci può anche stare. Nel senso, eh, lo so, ma m'ha puntato. Cosa avete fatto?
Partita partita 11 70.000 persone. Sì. Mazza eh chi eravate? attaccanti contro difensori. Ah,
così. Perciò ti dico l'attacco c'era Ronaldinho a sinistra, Drogba, Henry, Clarence e Kagà. Noi
dietro eravamo io, Rio, Ferdinand, Vidiic, Rise e Pugliol faceva il quinto, all'esterno faceva
tutta faccia e tutti vbè attaccante Ashley Col avevamo, cioè proprio tutti là. E allora io dico
ancora oggi questa squadra qua farebbe follia follia. Cioè solo quello che la gente appena
è arrivato Ronaldinho, sta gente appena arrivano si accende nella città, cioè impazziscono tutti.
E stato è stato bello. L'unica cosa che c'ho male all'anca, mi so stirato, m'ha puntato Ronaldinho e
mi so stirato ancora. Però sul contratto avevo 20 almeno 20 minuti ne ho fatti 21. Perciò ragazzi,
mi dispiace sto minuto lo pagate, però sono belle ste partite comunque dove cioè come le
vivete voi perché adesso sempre di più ci sono questi momenti di partite un po' di esibizione,
cioè quasi adesso non voglio dire in alcune quasi c'è comunque ancora più voglia di vedere voi
giocare rispetto ad alcuni ad alcune squadre alcuni momenti, no, della nuova della nuova
generazione. Questo finché non fischia l'arbitro, perché poi poi prendi devi prendere a camomilla,
ti arriva perché ritmo va zero. Vabbè, dopo è diverso. Chiaro. Dopo sa il problema è che noi
facciamo a tutto campo. Per me chi può fare questo tipo di partite con i vecchi devi stringere un
po' il campo perché sennò diventa noioso. Ma hai visto che ha fatto Totti da centrocampo?
Il portiere era il portiere l'hanno preso al coso. No, vabbè dai, comunque non era e comunque
tutti lì erano. Francesco, ti apprezzo, ti stimo. Ma il portiere è amico tuo,
il portiere portato da da porta metronia lì. E comunque da centrocampo comunque quel gesto
tecnico oggi non è banale. Vabbè, ma Francesco ha avuto sempre stabilità, sto tiro assurdo.
Impressionante. Non so se era Frey in porta, sai che non vorrei dire? No, no, no, non era Fre. No,
senò non lo dicevo. No, era Fre. Mi dic, ma era Fre. Fre stavo scherzando. Scherzavo. Me
lo ricordo perché era difficile da prendere. Super operazione. Cata ha fatto la cagata.
Scusami. Dopo l'India sei andato dopo in ML a parte che non c' Prima hai fatto l' MLS,
ma non c'erano ancora gli arabi che volevano tutto e di più in quegli anni? Peccato ancora. No,
perché sono lì Ma neanche i cinesi, perché io ho sfiorato i cinesi. No,
vabbè, ma io stavo io avevo nella testa andare in America. in America. Solo che c'era Divaio Marco,
mio grande amico, che giocava a Montreal e il proprietario del Montral è saputo quello che
sorpreso in Bologna. Sì, m detto se volevo andare sono andato e com'è stata l'esperienza? Hai visto
anche un po' tutta la crescita che poi ha avuto da oggi? Figata. No, ma la figata la figata è stata
l'arrivo e poi le trasferte che andavamo fuori e primo primo ritiro, cioè noi tipo andiamo a
giocare a Seattle da Montreal, atterriamo, ti danno dei soldi e tu vai a cena fuori, vai,
cioè non c'è ritiro. Sì, certo. Loro non hanno quel concetto che però noi l'abbiamo visto,
avete portato un po' di mentalità. Abbiamo visto gli americani che andavano da public,
compravano le le quelle caramelle gommose e coi soldi compravano quella roba lì. Ho detto domani
al 20esimo americani son fritti e perdevamo. Abbiamo preso il presidente, abbiamo detto
"Presto, ascolti, facciamo appena arriviamo abbiamo volato 6 ore, facciamo la cena tutti
insieme e che domani per creare gruppo, quella roba lì è fondamentale." Sì, ognuno anche noi,
sai noi 6 ore devo andare a cercare ristorante per andare a mangiare. Ma io son abitato, arrivo
e mangio domani gioco. Beh, noi siamo del calcio, non siamo del basket. Beh, lì si è si è evoluta un
po' adesso tutto il discorso calcistico, no? Sì, diciamo che c'è è migliorato stadi bellissimi,
tutto l'organizzazione top, però la passione ancora quella quella non si compra perché se
non retrocedi cò non si spaventa mai nessuno, sai? Anche quello dici che è un un elemento. Sì, io ho
allenato in Serie B in America, abbiamo vinto il campionato e siamo rimasti in Serie B. Se vuoi
andare in Serie A devi mettere adesso credo 400 milioni. Cos'era? Miami quello? No, Miami FC. No,
Miami. No, l'Inter Miami di Begam. Ok. Ok. è arrivata dopo. Prima c'era solo una squadra
che è di Riccardo Silva che è un proprietario italiano. Solo squadra. Ok. E lì tu hai fatto
la la prima esperienza da allenatore praticamente, no? Sì, sì. Abbiamo creato un club, abbiamo fatto
questo presidente Riccardo Silva che tanti in Italia lo conoscono, che la famiglia Chantler,
sopra di Marsiglia, lui si è staccato, ha fatto un altro impero perché uno sveglio e poi via Miami ha
voluto fare la squadra di calcio e perciò a noi ci ha fatto fare una squadra di calcio,
squadra di calcio e devi prendere fare il provino al magazziniere e poi ci sono i tryout quelli in
città. Perciò la gente noi prendi i campi, prendi 6- set allenatori per farsi vedere paga $120. Mh,
sono arrivati dappertutto. Noi abbiamo fatto a Miami, abbiamo fatto la la locandina così da New
York, da Toronto, da dall'Italia sono venute per farsi vedere e pagano loro. È stato bellissimo.
Noi c'è i giocatori, poi qualcuno lo compri, qualcuno lo prendi in città. Certo, ma il problema
è che gente è venuta a provare di 60 anni, 60 anni coi baffi così, capito? Un messicano gonfio così.
Finalmente come son andato? Intuito, ma come sei andato? Ma te ne può andare? Ma te ne devo andare?
Però capito per farti capire l'America, perciò abbiamo fatto tutto una roba è stata fighissima.
Fighissima. Ci credo. La saresti mai immaginato che poi un giorno Messi sarebbe venuto a giocare
a Miami nell MLS? Eh, per me sì, perché il primo è stato David e lui ha aperto un po' be aperto
quel mondo e perciò e poi ti dico una cosa, sai la qualità della vita se di Miami non è così,
cioè un conto che vai magari in Arabia m a Miami non se sta male, eh. No, certo, infatti quello è
la moglie, i figli, anche Ma anche la moglie la moglie ti inizia a dire, lo sai rabbia,
io non ci vengo. Eh, è un po', ecco, una cosa, cioè, uno credo anche dei motivi per cui ti pagano
così tanti soldi è anche perché comunque poi cambi radicalmente il tuo stile di vita. Sì, per me sì,
perché adesso vedi Dubai prima era così, adesso se vai Dubai come New York. Piano piano anche
l'Arabia Sud diventando si sta aprendo. Qatarre è meno di Dubai, però sta andando avanti. Però sai,
non è come se stai a Miami che tutto l'anno sei in costume e vai al mare, poi vai a vedere,
che ne so, i Miami, poi vai a vedere i Dolphins più tardi, sai Miami non si sta male. Ma adesso,
insomma, il tuo momento d'allenatore, abbiamo citato prima l'esperienza col Monza,
che anche lì è stata particolare, nel senso che poi c'è stato un momento tipo come il calciatore
non viene esonerato, no? L'allenatore sì. Come la come vive un allenatore quel momento? Bah,
vivi che che sono le regole del gioco. Se non Sì, lo sai se questo ti condiziona la lucidità perché
hai paura. Oh, adesso ti mandano via. Tu non puoi faare questo lavoro perché devi essere sempre
lucido. Non puoi pensare oddio mio, adesso mi pensi mi mandano via. Se te mandano via, lo sai,
vai a casa, saludi, ringrazi, perché si ringrazia sempre anche a Monza. Io ho ringraziato nonostante
sia andata male e poi riparti perché comunque è così, eh, il calcio è questo ed è giusto così. Eh,
tanti allenatori magari hanno avuto un'esperienza che è andata meno bene, poi qualcos'altro invece
che gli ha cambiato poi la vita, anche la carriera, no? Ma sì, se son percorsi,
son momenti, poi l'allenatore a volte, cioè fa le sue errori, si prende le sue responsabilità,
a volte è più componenti, no? Noi l'anno scorso a Monza abbiamo avuto anche la perdita del press
quando è morta che è morto, non è morto l'anno scorso, è morto due anni prima. Quando muore
una persona così un po' tutto il castello crolla e perciò è normale che crolli tutto e chi sta sotto
gli caschi qualcosa in testa e perciò lo prendo nonostante uno si deve fare un esame di coscienza
e capire cosa ha sbagliato, cosa poteva fare, no? Chi è che ti ha voluto che ti ha contattato
per il Monza? Gagliani. Gagliani. Gagliani lui direttamente come te l'ha proposto lei domani
è così senza punto di domanda. Domani lei è il nuovo allenatore del Monz. Poi dopo m'ha richiamo,
quando m'ha richiamato, eh, la seconda volta m'ha chiamato per me, io stavo guardando la partita,
vabbè, a me mi mandano via prima di Natale e poi dopo mi richiamano dopo. C'è una partita Lazio
Lazio Monza a Roma e a casa con mio figlio, mio figlio gufava un po', ti dico la verità perché
tanto perché se il padre è stato cacciato io no, ti dico non perché l'avevo presa bene, ti dico,
non l'avevo presa così male. Allora, 1-0 io volevo sta con la ma famiglia, poi ho visto
che hanno venduto un po' di giocatori. Monza stava andando un po' giù 1-0 2-0 a 3-0. Ho detto Tomma
basta gufare nel senso e perché se guarda che mi richiamano infatti finisce 5-0 e mi chiama
Gagliani. Gagliani per me pensava che di che io dicessi di no, perciò è partito subito forte lei.
Domani io ho detto ok di a domani prima parò che gli ho detto ah ok e sono ripartito comunque col
Cani vabbè ho avuto sempre un gran rapporto anche adesso nonostante sai andata male l'anno scorso.
C'è stato sempre stato poi quello mi ha portato al Milan è stato lui ha insistito. era che ti voleva
lui che ha spinto Gagliani, ha spinto Berlusconi a prendermi perché era un po' una follia all'epoca e
c'ha avuto ragione. Sì. Beh, quelle figure lì sono state quelle importanti per il calcio di
quegli anni, le figure come lui. Sì, ma anche le grandi famiglie italiane perché avevano un'anima
e tanti soldi. Oggi magari si è perso anima, meno soldi c'abbiamo. Ci sono i fondi, ci sono mille
cose che hanno un senso diverso, probabilmente, ma anche potenza di perché i fondi sono per far soldi
e non sono per regalare soldi alle città per le squadre. Invece i presidenti nostri delle famiglie
dell'epoca si sono vendut, cioè hanno buttato giù soldi come e infatti abbiamo costruito poco
in questo paese proprio a livello strutturale del calcio. Stati si fanno schifo perché perché tutti
i problemi che c'erano nel calcio arrivava Berlusconi, Agnelli, Tanzi e prima volta c'è
Cheigori, Cragnotti e copriva i buchi e coprivano. Perciò non avevamo bisogno di costruire, invece
l'Inghilterra parte dietro e deve costruire, infatti adesso ci hanno mangiato. Mh mh. E tu
sogni mai di allenare la Lazio? Guarda, da una parte sì, da una parte no. Io penso che l'unica
squadra che mi levi un po' di di sonno, se dovessi allenarla, perché la responsabilità la sentirei
troppo, ti dico la verità, e però se dovesse capitare magari un giorno, boh, vediamo. Beh,
sarebbe una bella storia anche questa. Parlavamo di destino di di cose che possono succere.
questo livello della mia vita qualità tanto tua moglie che mi sembra avere un ruolo abbastanza
importante. Capo capo. E la famiglia come le vive tutte queste tutte queste montagne
russe di cui abbiamo parlato? Cioè tu stai con tua moglie da quando eri un ragazzino, cioè 20 anni,
lei 19. Come si vivono in famiglia tutte queste cose che succedono? Ah io ho diviso sempre il mio
lavoro con la famiglia. Mia moglie non si è mai vista in giro, cioè non l'ho mai avvicinata al mio
mondo. Cioè, Certo, mia moglie ha delle amiche che so le mogli dei miei ex giocatori. Ci mancherebbe
le grandi amiche, le forse le mig amiche sono la moglie di Favalli che è un mio compagno della
Lazio, la moglie di Cristian Brocchi. Sì, che è la moglie di Rino Gattuso, magari del calcio che
ha avuto grandi rapporti, però io venivo sempre fuori, eh. Andiamo ai mondiali, tutte le moglie
vanno. Io no, tu stai a casa, anzi dove vuoi andare? Dimmi, dimmi. Maldina, non vuoi che venga
lì? No, perché io già so sotto pressione. Io devo sta io devo pensare al giorno libero, devo andare
a trovare la moglie, il figlio, oppure vengono allo stadio il biglietto. Io vedo ogni tanto
i compagni c sono arrivati il biglietto, ma che andiamo a st a giocare i mondiali, porco Giuda.
Tu è come se andassi in ufficio, devi pensare al al lavoro. Io vado lì, so sotto pressione,
non voglio nessuno, neanche me. Ma anche adesso, ma perché son fatto male pure io. Adesso quando
alleno, se perdo due giorni mia moglie neanche, cioè non rispondo perché a livello proprio umorale
la vivi così. È il mio mondo quello lì uno sa come son fatto. Poi dopo fuori da quel mondo so son
so per me sono un buon papà, so un buon marito, so affidabile dopo 25 anni ancora lì sul pezzo,
sereno, cioè perciò ho solo questa parte di me che è una parte proprio che non non voglio dividere
con la mia famiglia. Poi mio figlio quando tanto viene allo stadio vede e tuo figlio mi ha detto
si è preso benissimo col calcio, comunque sei riuscito a passargliela quella cosa lì. Sì, sì,
però lui sa di tut della leggenda, nel senso lui quando si è reso conto che era figlio di Nest,
cioè da parte il cognome, però insomma che era tuo figlio a livello calcistico. Guard dalla
PlayStation quando hai visto adesso ci sono quei vecchi, ci siamo ci siamo le le icone, le energie.
Allora, mia figlio ha pensato se sta sulla PlayStation mi padre perché io ti dico all'inizio
quando andavo a Miami e andavo a scuola portavo mio figlio a scuola due anni che non facevo niente
io che cioè che lavoro fai? Niente, non facevo niente. Stavo a Miami, stavo me. Allora, capito?
Gli chiedevano, "Ma che fa tuo padre?" E niente, sai italiano, lì pensano che magari siamo mezzi.
Sì. Manicati, manicati. E allora dopo col tempo ha capito che ho fatto che quel niente non era,
anzi e quindi si va a rivedere lui ogni tanto i video del Sì, sì, sì. Ma poi all'inizio quando
mi fermava qualcuno o conosci quello? Ma non lo conosco. E perché ti ferma? Eh, perché perché mi
ferma per lui. Io conosco tutti quelli che mi fermavano. Io li conosco tutti amici vecchia,
tutti amici di vecchia data. andare piccolo. Adesso invece sa tutti i giocatori è malato di
calci. Ma perché dici lui anni hai detto che ne ha 18 e non t'ha mai visto giocare? No,
cioè che si ricorda? No, no. È venuto a San Siro, io c'ho delle foto che è piccolino, ma non si
ricorda quando ho smesso. Ricordo praticamente aveva 34 anni l'ultima volta San Siro m'ha visto
praticamente. Sì. E tua figlia invece ha cambiato? Cioè il calcio gli interessa o no? Mia figlia era
proprio zero, cioè la grande proprio, anzi per me è disgustata la grande. Sì. proprio rto,
guarda che se c'hai una buona vita e ringrazia sta roba qua e invece non ha capito. No, no,
non ha capito, però non gli piace la piccola vive negli tra gli animali e dai hanno altre passioni.
Ma tu hai i tuoi genitori come l'hanno vissuto tutto? Quando sei andato via dalla Lazio? I tuoi
genitori come l'hanno vissuta? La tua famiglia? No, guarda, io ti dico, adesso non ci son più
io. Ho perso i miei genitori un po' di tempo fa. I miei genitori vengono da un paesino, da
provincia di Rieti con le vecchie 1000 abitanti. Poi mio padre per lavoro faceva il ferroviere,
mio nonno ha fatto il ferroviere, mio padre il ferroviere. sono andati a Roma, però loro vengono
proprio da paesi, cioè un paesino piccolino dove quando ero piccolo io mi ricordo la gente
andava al bar a prendere il caffè col trattore arrivava, cioè parcheggiava e lasciava, cioè per
farti capire perciò mia madre l'importante è che non dovevo sudare perché sai po mali,
cioè veramente così ma anche quando ero grande oppure se avevo mangiato e mentre mio padre mio
padre quando sono andato via forse un po' ha soff offerto sta roba che non giocò più a Lazio, però
sono andato al Milano, ho vinto la Coppa Campioni, eh lì è tornato tut è tornato al bar lì, faceva il
fenomeno. Difensori di nuova generazione. Ah, c'è qualcuno che ti piace particolarmente? Uno. Uno,
uno. Per me Van Dijke è il giocatore, il difensore più forte che c'è adesso in giro,
perché io i difensori li valuto quando giocano a quattro, no? quando giocano a cinque,
perché a cinque, sai, puoi rompere la linea quando vuoi, a quattro devi essere molto intelligente,
il tempo di rottura della linea è diverso e per me Van Dij è fortissimo, fortissimo, più forte. C'è
mai stato un erede di Nesta? C'è qualcuno che hai visto con le tue caratteristiche? Mah sì,
ce ne sono, ce ne sono meglio. Io penso a Thiago Silva quando sono andato via ho detto "Guarda tu
diventi più forte di me." Ti sei affezionato a Thiago Silva che l'hai citato un po'? Il
brasiliano è arrivato da noi che veniva da Mosca, da che aveva avuto la tubercolosi,
per poco muore. Sì. lo prende il Milan, ma con un acquisto che non conosceva nessuno. Lui si allena
un po' con noi che sembrava bravino, però non così forte. Dopo due partite che giochiamo, io
sono andato da da Gagliani, da loro, gli ho detto questo è fortissimo, è fortissimo e per me è stato
veramente m'ha m'ha allungato la carriera. Thiago Silva, se io ho fatto tre anni in più al Milan.
merito di Thiago e sul Milan di oggi e vedi c'è qualcosa che ti piace, qualcosa che ti piace
meno. A me piace adesso questa parte di Milan che permettare è venuto è andato tare un direttore che
ha esperienza, che è messo a posto. Diciamo che dopo l'uscita di Maldini e dell'entrata di Tari in
mezzo lì, a me il Milan mi è piaciuto, la gestione proprio l'identità perso proprio non vedevo più
niente. Peccato perché il Milan identità forte, una storia troppo forte per essere messa lì nel
magazzino. m e non ascoltata. Tu quella roba la devi portar dietro. E adesso per me la si
sta riprendendo e spero che E ti piacerebbe che Paolo potesse tornare un giorno? Sì, per me sì.
Sai perché? Perché poi a me mi capita, adesso Paolo non lo dice, lo dico io, mi capita lui,
lui lui, cioè per me Paolo Maldini può andare al Paris Saint-Germain, potrebbe andare in qualsiasi,
ma lui ma non sta a casa perché lui per lui è il Milanque, o il Milan o niente. Io la vedo
così per me lui è fatto per stare al Milan, il Milan è fatto per stare con lui. Poi la vita,
le proprietà girano, cioè fanno scelte diverse, però credo che prima o poi l'amore ritornerà.
Grazie davvero. Grazie a te, è stato un piacere veramente. Piacere mio. Spero che tu sia stato
bene. Insomma, è stata una bella bellissima chiacchierata e ti auguro veramente il meglio
perché comunque adesso questa tua nuova fase della della carriera ha un altro tipo di adrenalina che
però può succedere ancora di tutto. Adesso parto. Adesso riparto. Riparti. Sì, sì, sì,
sì. Arrivo. Come come funziona il calciomercato degli allenatori? Cioè che tu non sai niente fino
a che non ti si alza il la cornetta. Sai che che quelli che stanno a casa dicono tutti "No, è vero,
ma tutti gufano". Eh sì, sì, sì. Tutti gufano che sperano, si fanno i conti quelle squadre che
che stanno possono cambiare. Certo. E poi noi abbiamo un manager come tutti e c'è un manager
che gestisce gli allenatori come se fosse un calciatore sostanzialmente si occupa del che
sono gli stessi dei giocatori poi che io c'ho un mio procuratore che poi intanto ti chiama,
dice "T'ha chiamato questo che faccio? Ci vuo andare?" E tu dici "Sì o no?" Boh, vediamo,
fammici parlare e poi se va va bene, sennò però tutti gufano, oh. Tutti gufano. Che cosa?
Le squadre che vadano male in modo da avere un buco nella squadra. Ragazzi, chi dice che non è
vero è un bu. Ma scusami, tua tua moglie quando l'hai conosciuta era figlia di un procuratore?
Faceva il procuratore suo papà? No, allora il mio suocero era il segretario generale del Coni. Ah,
il segretario generale del Coni. E come l'hai conosciuta lei in un evento? No,
io già conosciuta a Roma. Tu? Ah, ok. Già. Poi lei al mondiale è venuta col padre, io già però avevo
intercettata. Avevi già puntato. Poi mi spacco il ginocchio e vado sull'aereo. E loro il coni
c' aveva 30 biglietti sul coso. Io stavo con le stampelle davanti e lei ha muto qualche biglietto
son messa vicino, m'ha beccato perché c'avevo mai al ginocchio. Sai momento di sconforto tu sei più
fragile massecato. Sennò niente un difensore come te l' ha lasciata passare, cioè vabbè è successo
difensore difensore da salotto da è successo Sandro. Anzi, Sandro è passato dal basement.
È successo. Grazie mille. Grazie, grazie, grazie davvero. Grazie davvero. Grazie mille. Yeah.
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